DIATRIBA VAR, COERENZA CERCASI

 

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di Niccolò Faccini

 

Che il protocollo dell’ormai arcinoto V.A.R (Video Assistant Referee) faccia discutere è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, spiace notare come alcune sottolineature in merito siano oggi più marcate rispetto al passato.

Ricostruiamo i fatti. Lazio-Torino, Lazio-Fiorentina, Sampdoria-Lazio, Milan-Lazio, Cagliari-Lazio, Fiorentina-Lazio. Sono tutte gare della stagione calcistica 2017-2018 in cui la Lazio è stata fortemente penalizzata dall’utilizzo (o dal mancato utilizzo, o ancora dall’utilizzo errato) della nuova tecnologia. Errori grossolani, quelli a danno del club biancoceleste, che col senno di poi hanno portato all’estromissione dall’edizione attuale della UEFA Champions League, evidenziati spesso dal tecnico biancoceleste Simone Inzaghi. Errori fatti passare per ordinaria amministrazione o addirittura messi a tacere dal presidente degli arbitri Marcello Nicchi, che dopo Cagliari-Lazio dell’11 marzo aveva dichiarato: “Le polemiche ci saranno sempre e noi lavoriamo tutti i giorni per migliorare, ma io sono molto soddisfatto del VAR, indietro non si torna. Le polemiche dei tifosi della Lazio? Vengono fuori tutte le domeniche, perché ogni weekend si giocano più di 11mila partite. Se non si giocasse a calcio non ci sarebbero né polemiche né discussioni. La protesta dei sostenitori biancocelesti di fronte alla FIGC? Non sono argomenti di mia competenza”. Una posizione netta in una certa direzione, assolutamente legittima.

Veniamo al presente: in Roma-Inter del 2 dicembre c’è un contatto in area di rigore al minuto 35 della prima frazione di gioco, il difensore dell’Inter D’Ambrosio sembra toccare il centrocampista giallorosso Zaniolo. L’arbitro è a due passi e non ravvisa irregolarità, non si reca al monitor a bordo campo e fa invece proseguire l’azione. Nella ripresa, tra l’altro, è molto dubbio il contatto (stavolta in area giallorossa) tra Manolas e Icardi, anche qui potevano esserci gli estremi per l’assegnazione del penalty. Capitolo dichiarazioni post-gara: Francesco Totti definisce una “vergogna” la mancata consultazione del VAR nel contrastatissimo episodio di Zaniolo, i titoli dei giornali sembrano assolutamente concordi. Anche questa volta arrivano puntuali le parole di Nicchi. “Non riesco a capire come si sia potuto fare un errore del genere, è stata (il mancato intervento del VAR, ndr) una svista inconcepibile. Ora cerchiamo di voltare pagina e tornare a parlare di calcio”. Commento anche in tal caso legittimo, ma diametralmente opposto a quello reso in relazione agli episodi che hanno avuto come vittima la Lazio.

Non a caso, lunedì sera negli studi di TikiTaka l’ex arbitro e attuale moviolista Graziano Cesari ha precisato: “Non dimentichiamo i torti subiti dalla Lazio, l’anno scorso sono stati davvero tanti”, e il portavoce della società capitolina Arturo Diaconale ha rincarato la dose: “Lo scorso anno la vittima preferita del VAR è stata la Lazio e le polemiche erano ridotte, quest’anno sono coinvolte altre squadre e il tutto è divampato enormemente”.

Quanto alla procedura di utilizzo, il protocollo VAR, nel richiedere per l’intervento del Video Assistant Referee un “chiaro errore” del direttore di gara, si avvale di un concetto effettivamente ambiguo e di problematica applicazione. C’è chi propone una modifica dello stesso ai fini di consentire agli allenatori una richiesta di intervento, chi invece (come l’allenatore nerazzurro Luciano Spalletti) evidenzia la necessità di inserire il ‘tempo effettivo’ affinché tutti i momenti in cui il gioco è fermo causa VAR o “silent-check” vengano poi recuperati. Tesi condivisibili in relazione ad un sistema nuovo, varato in Italia solamente all’inizio della scorsa stagione.

Una cosa è certa: servirebbe uniformità di giudizio e grande coerenza. Non solo nell’applicazione del protocollo durante le gare di campionato, ma anche nella successiva valutazione di presunti torti e favori che ne derivino.

 

N.F.

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