FOCUS – Lazio, numeri impietosi: il primo tempo ormai è un problema serio. Quando il gol diventa una chimera e il trend della scorsa stagione è completamente capovolto…

 

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di Niccolò Faccini

 

Ho tolto Radu perché su di lui pesava l’ammonizione. La realtà è che avrei voluto togliere tutti e 11 i miei calciatori. Approccio pessimo, con un primo tempo così è giusto non vincere le partite. E’ stata la peggior prima frazione della mia intera gestione”. Così l’allenatore della Lazio Simone Inzaghi ai microfoni di Sky al termine di ChievoVerona-Lazio 1-1. “Abbiamo buttato via l’intero primo tempo, nella prima frazione di gioco non eravamo noi; bene nella ripresa ma era impossibile far peggio dei primi 45 minuti” : senza mezze misure lo anticipava Ciro Immobile proprio al triplice fischio, direttamente dal campo. A rincarare la dose il capitano Senad Lulic nella zona mista del Bentegodi: “Nei primi 45 minuti non abbiamo fatto nulla di ciò che avevamo preparato, nel primo tempo non siamo di fatto scesi in campo. Nella ripresa siamo migliorati, ma dopo un primo tempo così non poteva bastare”. Parole chiare, lapalissiane, che sanno di amarezza e che vanno tutte nella medesima direzione: l’atteggiamento del primo tempo non è da squadra che vuole lottare per obiettivi ambiziosi. “Probabilmente il riposo ha fatto peggio, dichiarava il tecnico piacentino in riferimento ai tanti senatori della squadra lasciati a casa nel giovedì di Europa League e dispensati così dalla trasferta di Nicosia. Col senno di poi, tentare una miglior figura anche in terra cipriota non sarebbe stato poi così malvagio, avrà pensato il mister dei capitolini. Segno che c’è stato un naufragio sopratutto mentale: il Chievo di Mimmo Di Carlo ha letteralmente asfaltato i biancocelesti per l’intera prima frazione dal punto di vista della grinta, della corsa, del ritmo. Ora è ufficiale: c’è un problema di motivazioni, ma soprattutto esiste un tangibile problema legato ai primi tempi di gioco.

 

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COSTANTE NEGATIVA – Ai più attenti non sarà di certo sfuggito: la Lazio è recidiva. Tante, forse troppe le prime frazioni di gioco stagionali disputate senza verve, senza carattere e soprattutto con una produzione offensiva pari allo zero. In sintesi: senza tirare in porta. Partiamo dalle eccezioni, che confermano quella che è ormai divenuta una consuetudine: contro il Frosinone all’Olimpico il primo tempo finì in parità per puro caso, con i biancocelesti abili a costruire diverse palle gol ma sfortunati ed imprecisi sotto porta. Contro il Napoli la prima mezz’ora era risultata di pregevole fattura, e anche contro SPAL e Genoa le prime frazioni sono state spumeggianti, con la Lazio in gol e pericolosa in più circostanze. Lo stesso dicasi per il primo tempo europeo contro l’Apollon Limassol (destro di Murgia a quaranta secondi dal calcio d’inizio, rete di Luis Alberto e qualche altra conclusione) e per i primi 45’ del Vèlodrome, quando l’OM era già sotto dopo pochissimi minuti in virtù del gol realizzato sugli sviluppi di un corner da Wallace. Infine, il vantaggio del Mapei contro il Sassuolo firmato da Parolo proprio nei primi minuti, a precedere altre due conclusioni velenose compreso il palo di Immobile alla mezz’ora. Per il resto, sono i numeri a parlare, fin troppo chiaramente. In 10 occasioni su 19 tra campionato ed Europa League la Lazio è tornata negli spogliatoi senza aver gonfiato la rete. Deve aggiungersi il gol di Parolo al Marsiglia, realizzato proprio a pochi secondi dal fischio che avrebbe chiuso la prima frazione. La problematica maggiore sta nel fatto che, in molte delle gare terminate senza gol biancocelesti nella prima frazione, gli uomini di Inzaghi sono andati a prendere un tè caldo al 45’ senza aver mai centrato la porta avversaria o avendo completato un solo tiro in porta. I primi tempi contro Juventus, Empoli, Udinese, Parma, Apollon Limassol e Chievo parlano da soli, con i capitolini incapaci di impegnare l’estremo difensore degli sfidanti di turno. Questione di svogliatezza, questione di atteggiamenti sbagliati, o di un gioco meno fluido rispetto a quello dello scorso anno, difficile svelare l’arcano, forse un mix di tanti fattori. Ma i numeri sono impietosi.

 

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C’E’ DA PREOCCUPARSI – Il dato dei tiri in porta va valutato inevitabilmente anche in relazione ai gol realizzati. In campionato sono praticamente la metà rispetto alla scorsa stagione: 20 reti segnate in 14 partite, una miseria per gli standard della Lazio di Inzaghi, se si considera che in questa Serie A in due gare la Lazio ha messo a segno 4 gol (contro Genoa e SPAL a Roma): significa che nelle altre 12 la media realizzativa è stata perfettamente equivalente ad un gol a partita. Al di là di questi due poker, infatti, in due gare la Lazio ha segnato due gol, contro Parma e Udinese, ed in due gare non ha trovato la via della rete (contro Juventus e Inter). Nelle altre 8 gare (8 su 14!) la compagine biancoceleste ha gonfiato la rete una sola volta: 1 gol contro Napoli, Frosinone, Empoli, Roma, Fiorentina, Sassuolo, Milan e Chievo. In breve, nelle prime 14 di A sono soltanto 4 le partite in cui la Lazio ha segnato due o più gol, mentre sono ben 10 le gare in cui Immobile e compagni o non hanno segnato o al massimo hanno fatto un solo gol. Numeri negativi, specialmente se si evidenzia che alla quattordicesima giornata della scorsa stagione il dato era esattamente invertito: in 10 gare la Lazio aveva segnato 2 o più gol, e solo in 4 occasioni si era fermata a meno di due gol fatti. I 20 gol segnati di questo campionato potrebbero anche ritenersi sufficienti, se non fosse che le reti incassate hanno raggiunto quota 16, una media di più di un gol a partita.

 

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EPPURE LA LAZIO E’ Lì – Inzaghi può tirarsi su il morale con un dato che deriva da un’analisi più macroscopica: la classifica (virtuale) dell’anno solare dice: Juventus 88, Napoli 72 (con una gara in meno, il posticipo di stasera a Bergamo), Milan 64, Inter 60, Lazio 59 e Roma 58. Vuol dire che il rendimento è costante e non inferiore alle squadre che lottano per l’Europa. Tuttavia la squadra comincia ad aver perso punti importanti anche con le medio-piccole e così a infrangere quella costante che la voleva sempre vittoriosa e che aveva distinto la compagine biancoceleste dalle big del campionato: i segni ‘X’ con Sassuolo e Chievo hanno provocato un brusco rallentamento del ruolino di marcia, e sabato sera, dopo i primi 3 pareggi stagionali, ci sarà assoluto bisogno dei tre punti. Nelle ultime sfide alla Sampdoria, prossimo avversario, Inzaghi non ha mai visto la Lazio realizzare meno di 4 gol: l’Olimpico è stato teatro di vittorie con punteggi pirotecnici: dal 4-0 dello scorso anno al tennistico 7-3 del maggio 2017. Per avere la meglio su Marco Giampaolo basterà una rete in più dei blucerchiati, abbinata possibilmente ad un approccio al match diametralmente opposto agli ultimi. Perché chi ben comincia – anche nel corso dello stesso match – è a metà dell’opera, e il campionato non aspetta.

N.F.

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