FOCUS – IL PUNTO SUL CHIEVO – Clivensi ultimi senza vittorie, ma la cura Di Carlo è già iniziata. Numeri, uomini e curiosità: ecco perché Chievo-Lazio è lo snodo che può cambiare la stagione

 

 

Spezia's head coach Domenico Di Carlo during Italy Cup fourth round soccer match between SSC Napoli and ASC Spezia at San Paolo stadium in Naples, 10 January 2017. ANSA / CIRO FUSCO

 

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di Niccolò Faccini

 

UNA STAGIONE NATA MALE – Plusvalenze, penalizzazione, inibizioni, punti che scarseggiano. L’inizio di stagione del ChievoVerona è stato all’insegna di grande tribolazione. Il ciclo D’Anna è terminato sul nascere, contrassegnato da varie sconfitte interrotte da un clamoroso pareggio contro la Roma all’Olimpico, quando i gialloblù erano sotto 2-0 e al 94’ hanno rischiato di ottenere i tre punti nella Capitale, negati da un sontuoso intervento all’incrocio dei pali del portiere giallorosso Olsen a sventare un tiro a giro di Giaccherini diretto sotto al sette. Eppure la stagione calcistica non era iniziata nel peggiore dei modi: nel debutto al Bentegodi la prima Juventus di CR7 era riuscita a passare solo nel recupero, un rocambolesco 3-2 che sembrava consegnare al campionato il solito Chievo fatto di grinta, organizzazione tattica e ottimi spunti in avanti.

 

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Invece la macchina clivense si è spenta sul più bello, ed il tentativo di rimetterla in moto affidando la panchina a Giampiero Ventura si è risolto in un buco nell’acqua. O forse no. Dopo le sconfitte contro Atalanta (1-5 interno), Cagliari (2-1 in Sardegna) e Sassuolo (0-2 al Bentegodi) ed il pari contro il Bologna (2-2 di Verona) le dimissioni dell’ex commissario tecnico della Nazionale hanno quantomeno avuto l’effetto di risvegliare un ambiente che sembrava ormai navigare a vista. Lo sfogo di capitan Sergio Pellissier sul profilo Instagram ha destato scalpore: “In 22 stagioni da professionista pensavo di aver visto tutto… ora però le dimissioni di un mister che dal primo momento in cui è arrivato già se ne voleva andare. Chi ama questa squadra non la può abbandonare solo perché le cose vanno male, non è così che si fa, non fate come Ventura”. Uno sfogo da uomo, da leader, ed uno slogan finale: “Si vince e si perde insieme, mai mollare”.

 

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L’UOMO GIUSTO – Calza dunque a pennello l’arrivo di mister Mimmo Di Carlo, il ritorno di un condottiero che già conosce lo “spirito Chievo” e che la salvezza con i veronesi l’ha già centrata in passato. Lo spettro è la Serie B, categoria in cui la compagine di Verona non gioca ormai dal 2008. Da sempre considerato emblema di programmazione e di come tramite le idee si possa sopperire all’assenza di campioni, il Chievo ora ha l’obiettivo di dimostrare ancora una volta come il collettivo venga prima dei singoli e come anche la permanenza in A più difficile possa diventare realtà e non rimanere un’utopia natalizia.

 

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LA VOGLIA DI RISCATTO – I primi segnali si cominciano a vedere. A Napoli debutta Di Carlo in panchina ed il Chievo è improvvisamente tornato quello delle stagioni scorse: battagliero, cattivo, ben messo in campo e difensivamente molto compatto: una solidità premiata con il primo punto effettivo della stagione, che ha permesso di annullare quello “0” in graduatoria cui i clivensi sono stati costretti per le 12 partite precedenti. In 13 gare Birsa e compagni non hanno mai vinto, collezionando 4 pareggi 2 ben 9 sconfitte. Soltanto l’Hellas Verona 2015/2016 e il Benevento lo scorso anno condividono questo record negativo. Una stranezza per una squadra così abituata a disputare il nostro campionato. Il nuovo tecnico, tuttavia, ha strappato lo 0-0 a Napoli ripartendo dalle certezze. Prima di tutto un modulo consolidato: difesa a 4, centrocampo a 3 con Birsa dietro le punte: Meggiorini e Pellissier, quasi mai schierato dal primo minuto in precedenza. Il terzo allenatore stagionale ha optato per un 11 di quantità, con Radovanovic, Obi ed Hetemaj a cercare di spezzare il ritmo e le geometrie dei partenopei. Sarà con tutta probabilità lo stesso centrocampo che sfiderà la Lazio. In difesa le certezze sono Sorrentino tra i pali, Bani e Rossettini al centro (capaci di abbinare la sfrontatezza giovanile a grande esperienza) e Barba a sinistra. Il classe 1993 segnò il primo gol in Serie A proprio alla Lazio, quando indossava la maglia dell’Empoli: era la sua seconda apparizione nel massimo campionato. A destra Cacciatore scalzerà Depaoli e rientrerà dall’inizio, andando a completare una retroguardia molto abbottonata composta di fatto da 4 calciatori nati come centrali di difesa. Sulla trequarti Birsa è quasi certo del posto, le incognite riguardano il reparto offensivo: difficilmente Pellissier partirà ancora titolare, al suo posto dovrebbe giocare Stepinski, che tra l’altro piace molto anche alla Fiorentina sul mercato. Il partner dell’avanti gialloblù che ha già segnato a Juventus e Roma sarà uno tra Meggiorini e Giaccherini, col primo nettamente favorito. L’ex Juventus e Bologna tuttavia ha smaltito i problemi fisici e, così come Rigoni, si accomoderà in panchina pronto a subentrare a gara in corso.

 

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GARA CRUCIALE – Tante le insidie del match di domenica: il ritorno al Bentegodi di un allenatore molto apprezzato da queste parti, il fatto che a Verona siano consapevoli di come questa gara rappresenti il momento cruciale della stagione, le avvisaglie di vero Chievo che arrivano dal San Paolo, un ritrovato approccio alla partita e una grande autostima, che darà di certo filo da torcere alla formazione di Simone Inzaghi. Il confronto con i biancocelesti vale tantissimo, e una mancata vittoria porterebbe alla striscia di incontri più lunga senza vittorie casalinghe in Serie A, registrata sia nella stagione 2006/07 che nel 2008/09: ben otto. A Verona lo sanno, come sono consapevoli di quanto servisse un mister “da Chievo”, che darà battaglia dal primo all’ultimo secondo. La ferocia agonistica dei Chievo costituirà la variabile importante della sfida del Bentegodi, motivo per cui per i capitolini servirà un atteggiamento diametralmente opposto rispetto a quello messo in campo a Nicosia in Europa League in occasione della sconfitta di giovedì contro l’Apollon Limassol. Sottovalutare l’avversario (fanalino di coda in A) e peccare di superbia e di reattività potrebbero costituire errori madornali per i biancocelesti, e Francesco Acerbi lo ha evidenziato proprio al termine della gara con i ciprioti: “Il Chievo è squadra esperta e fisica, mister Di Carlo lo conosco. Senza cattiveria non riusciremo a vincere nemmeno a Verona”. A fargli eco è il centrale difensivo dei Mussi Volanti, Bani: Riuscire a mantenere l’imbattibilità porterebbe punti, perché in avanti sapremo renderci pericolosi. Abbiamo ritrovato fiducia, compattezza e quella tranquillità di cui avevamo estremo bisogno. A Ciro Immobile il compito di scardinare una difesa che con 30 reti incassate è la peggiore del campionato in assoluto, oltre ad aver subìto 15 reti in casa (record negativo anch’esso dell’intera competizione nazionale). L’attaccante di Torre Annunziata al Bentegodi è solitamente una sentenza, ed ha già timbrato il cartellino anche nell’ultimo precedente (l’1-2 ospite dello scorso anno). In quell’occasione a colpire fu anche Milinkovic proprio negli ultimi minuti di gioco, prima dell’abbraccio ad Inzaghi passato alla storia come una delle fotografie più belle della scorsa stagione laziale. Il serbo, che non è partito per Cipro, spera di ritrovare la via della rete contro un club che gli porta bene: nella stagione 2017/2018 sono state ben tre le segnature tra andata e ritorno.

 

VERONA, VERONA - AUGUST 27: Segej Milinkovic Savic of SS Lazio celebrates a second goal during the Serie A match between AC Chievo Verona and SS Lazio at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on August 27, 2017 in Verona, Italy. (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

BESTIA NERA – Attenzione poi al rapporto tra le due squadre: se gli scaligeri sono la bestia nera della Lazio all’Olimpico, in Veneto il dato è capovolto: in 16 precedenti sono 9 le vittorie biancocelesti, 5 i segni ‘X’ e soltanto due i successi dei padroni di casa: l’ultimo in ordine di tempo, tuttavia, è stato pesante e molto rotondo: il 4-0 del 30 agosto 2015 firmato Paloschi, Meggiorini e Birsa. In quel caso i capitolini sbagliarono in toto l’approccio, questa volta Inzaghi farà di tutto affinché la squadra possa entrare in campo con grande concentrazione. Lo sponsor istituzionale del prossimo avversario è l’azienda dolciaria della Paluani, ma non è intenzione della Lazio fare regali di Natale. C’è tempo per mangiare pandori e panettoni, prima c’è un turno di campionato da sfruttare a tutti i costi: Milan-Parma, Roma-Inter e Atalanta-Napoli le altre gare che interesseranno ai biancocelesti. Significa che, nella peggiore delle ipotesi per la Lazio, almeno tre delle squadre concorrenti perderanno punti. Missione del weekend: approfittarne.

N.F.

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