Kozak a “Quelli che…”: “Quando torno i tifosi mi salutano con affetto. Petkovic mi aiut√≤ molto, sono pronto a ripartire”

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Dal 2008 alla Lazio: una stagione con sole tre presenze, poi il prestito al Brescia ed il ritorno nella Capitale. Da l√¨ √® ufficialmente iniziata l’avventura triennale di Libor Kozak con la prima squadra della Capitale. Una punta di peso, rapace, in grado di farsi amare dal pubblico biancoceleste. Tra i suoi traguardi, quello di capocannoniere in Europa League nel 2012-13, con 8 marcature. “Il mio canto Libor” il soprannome affibbiatogli da Guido De Angelis, simpatica analogia con il celebre brano di Battisti. O ancora “Libor, che va a calciare con gli scarponi della guerra”, a sottolineare la postura un po’ goffa ma totalmente efficace del “Gigante di Opava”

Intervenuto nel corso della trasmissione “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”, l’ex-biancoceleste, oggi in forza al Livorno, √® tornato a parlare di Lazio. Di seguito la versione integrale del suo intervento:

Queste alcune parole riprese dal momento radiofonico:

“Quando sono tornato all‚ÄôOlimpico i tifosi laziali mi hanno accolto molto bene, mi sono emozionato. Nessuno si √® scordato di me e la gente mi ha dimostrato grande affetto.
Quando entravo in campo davo sempre il massimo, sicuramente commettendo qualche fallo di troppo. Ricordo un post-partita contro il Milan in cui si fece male Legrottaglie e da lì gli arbitri iniziarono a sanzionarmi qualche volta di troppo.
Gli ‚Äúscarponi della guerra‚ÄĚ? Ho ascoltato spesso le telecrnache (di Guido ndr) e mi hanno sempre fatto piacere.

Cosa ricordo dei miei compagni? Mi aiutarono molto, mi trattarono bene. Ero un ragazzino, avevo un po’ di timore all’inizio ma loro mi fecero sentire a mio agio. Ebbi sia Reja che Petkovic, il quale mi aiut√≤ molto a crescere.
¬†In Inghilterra venni accolto bene all’Aston Villa, la Premier era un campionato importante, si poteva giocare molto di pi√Ļ. Poi mi feci male in allenamento, facevo il classico 5vs5. Lui mi entr√≤ male sul piede e non¬†riuscivo ad alzarmi.¬†Andai in ospedale, mi ruppi tibia e perone. L’operazione chirurgica non and√≤ benissimo, il mio perone dopo 6-7 mesi mi diede fastidio e dovetti rioperarmi. Stetti fermi circa un anno e mezzo. Pi√Ļ tardi ricevetti un altro colpo alla caviglia, cosi prosegu√¨ il mio calvario. Era un momento di carriera importante e questi infortuni mi hanno¬†allontanato un po’ da tutto, la mia famiglia mi √® stata vicina”.

Fisicamente oggi sto bene, ma anche a livello mentale devo¬†recuperare alcune forze. La testa √® la cosa¬†pi√Ļ importante, se la testa c’√® si pu√≤ tornare. Sto lavorando sotto quell’aspetto. Livorno √® una citt√† calda, anche¬†Roma lo era. Finora ho giocato poco, il mister √® cambiato e la¬†situazione sta migliorando. Mi auguro di trovare spazio e di buttare dentro qualche pallone”.

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