APOLLON-LAZIO, I PRECEDENTI – 0-0 con Petkovic e tabù italiano: a Cipro si soffre sempre. C’è un altro ‘Tucu’: Zelaya al fotofinish è una (clamorosa) sentenza inappellabile…

 

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di Niccolò Faccini

 

 

Apollon Limassol – Lazio è forse la gara della stagione calcistica 2018/2019 che maggiormente si presta alla rotazione dei componenti della rosa. E’ la seconda di un tour de force che si concluderà solo dopo Natale con la nona partita in 34 giorni, la sfida al Torino all’Olimpico di Roma. E’ poi la quinta partita del girone di Europa League, ininfluente ai fini della qualificazione ai sedicesimi, già aritmeticamente ottenuta dagli uomini di Inzaghi. Una sfida ad una formazione già estromessa dalla competizione e lanciatissima in campionato dopo le ultime due vittorie nella massima lega cipriota. Tuttavia, nel calcio i cali di attenzione spesso comportano crolli verticali, come Inzaghi e i suoi ragazzi ben sanno dopo la sconfitta contro lo Zulte Waregem nella scorsa edizione di UEFA Europa League. I ciprioti, tra l’altro, lo scorso anno hanno fermato sul pareggio tutte e tre le squadre del loro girone (Atalanta, Everton e Lione). Risulta tuttavia sufficientemente evidente che se la Lazio ha velleità di ottenere il primo posto del Gruppo H non avrà alternative ai tre punti, che saranno certamente necessari anche nell’ultima giornata in occasione della sfida al vertice contro i tedeschi dell’Eintracht Francoforte. Il match di andata disputatosi nella Capitale (il debutto nel girone) sarà un avvertimento per il tecnico della Lazio, che ha già sperimentato la qualità degli avversari sul manto erboso dell’Olimpico: al vantaggio biancoceleste targato Luis Alberto su sontuoso colpo di tacco di Felipe Caicedo seguirono scampoli di gara non semplici, a tal punto che Inzaghi fu costretto a far subentrare i calciatori di maggior talento, compreso Ciro Immobile, che a metà ripresa raddoppiava su calcio di rigore. Prima del gol, quasi allo scadere di Zelaya, che teneva i sostenitori capitolini col fiato sospeso fino al fischio finale. Fu un 2-1 accolto come una piccola liberazione dopo un inizio di campionato per nulla semplice. Ora in Serie A le cose vanno meglio, ma se l’obiettivo è la vittoria del Gruppo serviranno due imprese, la prima nella trasferta di giovedì sera alle ore 21.

 

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NON E’ LA PRIMA VOLTA – Tra le due compagini sono soltanto due i precedenti e risalgono entrambi all’edizione 2013-2014 della medesima competizione in cui si affronteranno domani. Era la Lazio di Petkovic, che venne inserita nel Gruppo J di Europa League assieme ai turchi del Trabzonspor, al Legia Varsavia e all’Apollon. La doppia sfida sarebbe andata un scena nelle giornate centrali del gruppo, la terza e la quarta, prima a Cipro e poi a Roma. Dopo la vittoria di misura colta tra le mura amiche contro il Legia e il pirotecnico 3-3 a Trebisonda i biancocelesti ottenevano un altro pareggio al GSP Stadium di Nicosia. Era una squadra svogliata e con poche idee quella che si presentava con Marchetti tra i pali, difesa a quattro con Cavanda, Novaretti, Cana e Radu, poi Alvaro Gonzalez, Ledesma ed Hernanes a supportare Ederson, Floccari e Keita Balde. Tanta densità in mezzo al campo per i ciprioti guidati da Christoforou e qualche spunto in velocità con Papoulis pericolo numero uno (giocherà dal primo minuto anche giovedì). Per la Lazio pochi spunti degni di nota e dieci angoli senza frutti. L’esito, inevitabilmente, uno 0-0 da sbadigli dettato dalla scarsa convinzione in fase offensiva e dalla paura di subire una beffa contro una formazione modesta. Le assenze di Biava, Lulic, Candreva e Klose si fanno sentire: senza troppi affanni i padroni di casa conquistano un punto che comunque servirà solo per le statistiche al termine della fase a gironi. “In Europa è sempre difficile affrontare qualsiasi avversario, l’Apollon ha una buona difesa e qualche ottima trama in avanti”, affermerà Hernanes al termine della gara. La quarta partita del girone non si può sbagliare e così per la gara di Roma Petkovic vara una Lazio più spregiudicata ridisegnandola con un 4-2-3-1 a vocazione offensiva, e getta nuovamente nella mischia Candreva. Berisha; Cavanda, Ciani, Cana, Konko; Onazi, Hernanes; Candreva, Ederson, Keita e Floccari hanno il compito di buttare giù il muro cipriota e regalare 3 punti cruciali in chiave sedicesimi. L’11 iniziale parte alla grande e al 14’ è già avanti: guizzo di Keita che salta il diretto avversario e pennella un cross che Floccari deve solo accompagnare in rete, Lazio in vantaggio. Al 37’ il raddoppio dell’attaccante di Vibo Valentia: calcio d’angolo per i Vlado-boys e Floccari si ripete, questa volta di testa: palo-rete e gara che sembra in discesa. Solo in apparenza, perché l’Apollon non ha intenzione di arrendersi e trova delle praterie: Papoulis ringrazia e accorcia proprio in chiusura di tempo. Nella ripresa la Lazio non la chiude e così Berisha è chiamato agli straordinari, blindando la porta con un paio di interventi non di poco conto sempre sul solito Papoulis. “Abbiamo paura di vincere, ultimamente ci manca personalità”, queste le lapalissiane dichiarazioni di mister Petkovic a fine gara. Per i biancocelesti l’unica buona notizia sono i tre punti, bissati poi nella trasferta di Varsavia prima dell’ennesimo 0-0 proprio all’Olimpico all’ultima giornata contro il Trabzonspor. La classifica dirà Trabzonspor 14, Lazio 12, Apollon 4 e Legia 3, coi biancocelesti che verranno eliminati ai sedicesimi dai bulgari del Ludogorets. Anche in passato dunque, nell’unico doppio precedente europeo, il denominatore comune delle gare tra Lazio e ciprioti è la grande fatica. Servirà tenerlo a mente specialmente in fase di approccio alla partita.

 

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IL FATTORE ZELAYA – Con le italiane l’Apollon nell’isola mediterranea non ha mai perso: anche l’Inter di Bagnoli nel 1993/1994 fu fermata sul 3-3. Giovedì c’è la Lazio per sfatare il tabù. L’inedita difesa che con tutta probabilità scenderà in campo a Cipro avrà un’indicazione particolare: non farsi scappare Emilio Zelaya. Cresciuto nel Rosario Central, è nato a San Miguel de Tucumàn, anche lui dunque può vantare l’appellativo di “Tucu”. Arrivato all’Apollon nell’estate del 2017, si è rivelato un acquisto strepitoso raggiungendo l’apice della carriera proprio in questa stagione e mezzo con la casacca del club bianco-blù. Allo Tsirion è uno spauracchio per tutte le difese del campionato nazionale e…non solo. Già, ne sa qualcosa Gasperini, che lo scorso anno con la sua Atalanta raggiungeva l’impianto Tsirion di Limassol per conquistare la qualificazione e doveva subire una brutta battuta d’arresto proprio per mano del centravanti argentino, che al 94’ pareggiava il vantaggio di Ilicic. Emilio, però, è recidivo. Nella prima gara intera del Gruppo H la sua vittima, sempre al fotofinish, è stato l’OM di Garcia, colpito da Zelaya nel recupero per il 2-2 finale. Ma anche l’Eintracht non ha saputo come tenerlo a bada: doppietta del classe 1987, di cui il gol del 2-3 a pochi istanti dal triplice fischio. Non sono riuscite ad evitare la sconfitta, le marcature di Zelaya ai tedeschi, così come vana si era rivelata la segnatura del 2-1 all’Olimpico nella prima gara del girone. Ma 5 indizi, compresa la rete alla Dea, fanno una prova. Non ci si potrà distrarre un attimo, altrimenti giovedì sera il ‘Tucu’ mattatore sarà diverso dal biancoceleste Joaquin. Per l’ex Samp sarà (quasi certamente) la quarta da titolare in stagione e ci sarà un rosso ingenuo (e forse esagerato) rimediato alla Commerzbank Arena da farsi perdonare. Contro una compagine che in Europa va sempre in svantaggio, sempre recupera, e sempre timbra il cartellino con la sentenza Zelaya.

N.F.

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