Torna in edicola a Roma il volume di Lazialità dedicato a mister Fascetti: da martedì anche in provincia

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Eugenio Fascetti è stato, dopo Tommaso Maestrelli, l’allenatore più amato nella storia della Lazio.

Sposò per la prima volta i colori biancocelesti a ventisei anni, da giocatore: stagione 1964/65, un campionato con poche fortune e una salvezza agguantata in extremis. Evidente segno del destino.

Nell’anno in cui ha tagliato l’onorevole traguardo degli ottant’anni, abbiamo voluto regalargli questo libro come tributo alla sua immensa carriera: Lazialità non poteva non dedicare un volume della propria collezione alla guida tecnica e spirituale di quella leggendaria impresa chiamata “Meno Nove”. Nel ritiro di Gubbio del 1986, gli bastò pronunciare poche parole intrise di passione e senso d’appartenenza per entrare nel cuore della gente e nella mente dei suoi calciatori.

Fascetti ha rappresentato la Lazio facendosi amare, prima di salvarla in quel triplo disperato spareggio; sì, triplo, perché chi l’ha vissuto sulla propria pelle sa che la parola “Vicenza” non vale meno di “Taranto” e “Campobasso”. Viveva il suo rapporto con la squadra in modo autentico, viscerale, come fosse una sua creatura: quando dopo uno scontro con il presidente Calleri sentì venir meno questo legame – umano oltre che calcistico – si fece da parte e se ne andò, non senza aver raggiunto l’obiettivo di riportare la sua Lazio in Serie A.

Fascetti rappresenta un simbolo di sofferenza, di fedeltà e di romanticismo applicato al calcio, elementi assai rari al giorno d’oggi. Qualche anno fa lo chiamai per invitarlo al Premio Lazialità in Campidoglio: “Neno, ti aspetto a Roma, devo consegnarti il nostro riconoscimento”. Tale fu l’emozione dall’altra parte del telefono che il mister faticò a rispondermi. Restò in silenzio per qualche istante, quindi borbottò qualcosa di incomprensibile. Si era commosso.

Eugenio Fascetti rimarrà per sempre una strepitosa pagina biancoceleste, una pagina scritta insieme ai suoi tifosi…

Guido De Angelis

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