L’INTERVISTA A CHRISTIAN RECALCATI – “Esaltante raccontare il Triplete nerazzurro. Lazio-Inter sfida da tripla con gol. Dispiaciuto di aver estromesso dalla Champions proprio la Lazio, ma che colpo de Vrij! E Candreva è sottovalutato…”

 

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di Niccolò Faccini

Il nostro sport è forse quanto di più distante possa esserci da uno spettacolo muto. Come ogni film che si rispetti necessita di una componente musicale che possa conferirgli un fascino immortale – non si potrebbe pensare a “Nuovo Cinema Paradiso” senza Morricone, a “Titanic” senza Cèline Dion o a “Il Gladiatore” senza Now We Aree Free – così, se il calcio sa essere poesia, ha bisogno di un bardo che la decanti. E se, come teorizzato da George Bernard Shaw, il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti, pensate a come sarebbe scialba questa storia se non fosse accompagnata da una colonna sonora. La missione dell’odierno telecronista assomiglia un po’ a questa: fare da tramite tra il tifoso a casa e il manto erboso, trascinarlo nell’atmosfera dello stadio raccontando le gesta dei beniamini della squadra del cuore. Missione brillantemente svolta da Christian Recalcati. La nostra redazione, con Lazio-Inter ormai alle porte, è andata a trovare colui che, dopo aver dato voce agli incontri dei seguitissimi programmi di wrestling “SmackDown!” e “WWE Raw”, è stato il cronista-tifoso delle partite dell’Inter su Mediaset Premium dal 2009 al 2018. Nove stagioni consecutive nei panni di commentatore di parte per il telecronista “fazioso” di fede nerazzurra, prima della mancata acquisizione dei diritti tv della Serie A 2018/2019 da parte dell’emittente con sede a Cologno Monzese, che ha segnato la fine di un’epoca. La sua immensa disponibilità ha reso possibile una piccola full immersion nel mondo delle sue telecronache, dandoci inoltre la possibilità di approfondire apertis verbis il suo pensiero circa la situazione in casa del Biscione ed il suo rapporto con la Lazio.

 

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L’innata abilità di appassionare, trasportare, entusiasmare e confortare, calmare ed infiammare tutti i tifosi, con l’arduo compito di cercare di interpretare le loro sensazioni, le loro emozioni. Il tutto mediante un paio di cuffie, un microfono, il cuore e la voce. La celebre esplosione “reteee” ad accompagnare ogni gol, quel “ma dai, ma dai” alternato a lunghi silenzi come marchio di fabbrica per evidenziare il disappunto. Cronache sempre ricche di competenza ed amore viscerale, un concentrato di carica, onestà intellettuale e tanta passione. Christian Recalcati, delusione o apoteosi che ci fosse da narrare, non si è mai nascosto. Christian, la sua capacità di coinvolgere e la notoria pazzia dell’Inter: sembra un binomio perfetto, ci racconta come è nato?

“E’ nato quando sono stato assunto per commentare la mia Inter; ero già a Mediaset per il wrestling, commentavo “Monster Jam”, ho condotto lo show con Ciccio Valenti. Nel 2010 ho poi condotto lo show dei record su Canale 5 insieme a Paola Perego, ero già telecronista fazioso dall’anno prima. E’ un binomio perché quando mi hanno assunto il direttore era Nicola Calathopoulos, mi chiamò Alberto Brandi dicendomi che Mediaset Premium voleva abbinare ai telecronisti istituzionali anche delle telecronache faziose. Ricordo sempre le parole Nicola: “Tu sei il tifoso classico sul divano che vedendo la partita si arrabbia, noi vogliamo questo e non l’interista che neghi l’evidenza, non come i vari telecronisti di alcuni canali tematici che vedono solo ed esclusivamente nerazzurro. Devi essere sportivo ed essere di pancia”. Si è rivelato un binomio che a tanti è piaciuto, con alcuni tormentoni: dalle “infradito di mio padre, l’avrebbe calciata meglio lui” a “palla in piazzale Lotto”  (immediatamente in prossimità di San Siro), dal “ma dai, ma dai” classico fino al “non ci credo” o “no, no, no, no, noo” in caso di azione pericolosa degli avversari. Un binomio ovviamente fatto di esultanze ed esaltazione dei giocatori, soprattutto nel 2010. Avendo in quella stagione commentato il campionato, la finale di Champions, ma anche, nel dopo-Mourinho, la finale della Coppa del Mondo per club, direi che da fazioso il Triplete l’ho fatto solo io (ride)”.

Dal wrestling al calcio, voce di tante avventure sul ring e di grandi imprese e delusioni nerazzurre. Dall’Inter targata Roberto Mancini al Triplete con Josè Mourinho, dal settimo posto al gol di Vecino. Qual è stata la telecronaca più emozionante da “fazioso”, quale la più riuscita? Fra i suoi tanti racconti, ce n’è uno che torna spesso a riascoltare?

“Difficile scegliere il momento più bello. Penso però che una Champions League valga sette campionati, quindi credo che il ricordo indelebile sia la telecronaca della finale di Champions League. Quella che vado a cercare più spesso è la telecronaca di Milan-Inter 0-4 del 29 agosto 2009, la prima di Sneijder e la seconda di campionato nell’anno del Triplete. Quel giorno facemmo una partita meravigliosa, fu una vera lezione di calcio. Un’altra telecronaca che vado a rivedere spesso è quella della vittoria di un campionato con Mancini allenatore, la doppietta di Zlatan (Ibrahimovic, ndr) in Parma-Inter 0-2, lì persi completamente la voce. Infine un altro derby, il 2-0 firmato Milito e Pandev su punizione. Terminammo la gara in nove uomini per i rossi a Sneijder e Lucio, che commise fallo in area di rigore al 90’. Ricordo che furono concessi 4’ di recupero, al 92’ Ronaldinho era sul dischetto. Io, demoralizzato, dissi: “La metterà sicuramente”, invece forse gliel’ho un po’ gufata perché Julio Cesar parò ed io esplosi incredibilmente. Tra l’altro ultimamente ero a “Pressing” (programma condotto da Pierluigi Pardo su Canale 5) e l’hanno fatta sentire a Julio Cesar che era ospite. Gridai “Gliel’ha parato, gliel’ha parato” ripetendolo per cinque minuti, mentre Josè Mourinho era scatenato in panchina. Bello, davvero emozionante”.

 

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Il “Genio” Ibrahimovic, “El Principe del Bernal” Milito, “El Cuchu” Cambiasso, “Iceman” Handanovic, “Straordimario” Balotelli, Maurito Icardi: sono tanti i campioni che lei ha ribattezzato. A quale di loro è più affezionato?

“Beh, sono tutti grandissimi campioni. Non ho trovato un soprannome per tutti. Per l’umiltà con la quale era sceso in campo nell’anno del Triplete avevo dato un soprannome particolare a Pandev. Lo chiamavo “Kung-Fu Pandev” sulla base del cartone animato “Kung-Fu Panda”, e per me fu molto bello quando vedendo un video di una tra la festa Scudetto e la festa per la Champions in Piazza Duomo notai che un tifoso indossava la maglia di Goran con quel soprannome sulle spalle. Realizzai: “Cavolo, lui deve proprio seguire me in telecronaca!”, e non era l’unico, erano in tanti. Sono affezionato a tutti, “El Principe del Bernal Diego Milito” lo avrò urlato 1200 volte, Zlatan non puoi dimenticarlo. Ultimamente Mauro Icardi è quello che mi sta dando più gioia ed emozione, secondo me è uno degli attaccanti più forti al mondo. Così come non posso dimenticare “El Tractòr” Javier Zanetti, che nelle mie telecronache era “palla in cassaforte”, né il “Cuchu” Cambiasso, che con me era “allenatore in campo”, e chissà che in effetti un giorno non lo vedremo sulla panchina dell’Inter”.

Come vive Christian Recalcati il fatto di aver appeso il microfono al chiodo dopo 15 anni? Cosa le manca maggiormente?

“Ho provato amarezza. Tutti noi ‘faziosi’ sapevamo che sarebbe finita, ma abbiamo sperato fino all’ultimo in una chiamata che ci dicesse: “Forse continuate”, non è stato così. Tanta amarezza, oggi quando vado allo stadio guardo il bordocampo e la mia postazione con la lacrimuccia e mi siedo in tribuna a vedere la partita. E’ rimasto l’amore dei tifosi verso di me, infatti quando me ne sto in tribuna è come fossi in giro per lo stadio perché sono tantissimi quelli che ti chiedono la foto o ti vengono a parlare. Ho ancora un rapporto bellissimo con l’Inter, con Piero Ausilio (direttore sportivo e responsabile dell’area tecnica dell’Inter, ndr), con tanti dirigenti. Loro sanno che nei miei 13 anni di Mediaset e 3 anni di Telenova, tv privata milanese dove avevo già iniziato a fare il fazioso, per 16 anni ho seguito e difeso l’Inter. Ho sempre dato il 100%. Avevo un sito che ho fondato e sta ancora adesso andando molto bene, FcInter1908.it, poi l’ho dovuto dare via per problemi di famiglia. L’ho dato comunque all’amico Daniele Mari, che ha fatto un ottimo lavoro. Con quel sito abbiamo fatto tanto insieme all’Inter, la voce è tentennante perché quando torno su questi argomenti ho sempre un po’ da pensare. Di fatto non ho appeso il microfono al chiodo perché faccio radio e parlo di calcio, però purtroppo le telecronache non ci sono più ed è difficile che ci saranno ancora in futuro. Ho fatto ben 15 anni, e grazie a tutte le lettere e dimostrazioni d’affetto che mi sono arrivate da parte dei tifosi in privato, sui vari social, Messenger, WhatsApp oggi so che comunque qualcosa di buono l’ho fatto. Tanti tifosi mi vogliono bene ed io anche nei miei saluti sui video Instagram ho sempre detto loro: “Io esisto perché ci siete voi, altrimenti non sarei nessuno”. Sia chiaro, continuo a non essere nessuno, sono un giornalista semplice, ma quel personaggio pubblico che sono lo devo ai tifosi, quindi li ringrazio”.

 

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Passiamo al momento attuale della sua squadra. Gli addii di Cancelo e Rafinha, gli arrivi tra gli altri di Stefan de Vrij, Nainggolan, e Politano, le conferme di Perisic e del capitano Icardi. Pensa che dopo qualche esperimento di troppo Spalletti abbia trovato la quadratura del cerchio? Dove può arrivare quest’anno l’Inter in campionato e in Champions League? 

“Sarò breve: Cancelo è andato via, non è stato riscattato, forse dovete chiedere a lui e non a me, la storia è molto lunga. E’ un ottimo giocatore e la Juve ha fatto un grande acquisto. Quanto a Rafinha, era impossibile pagare 40 milioni cash, l’Inter avrebbe potuto fare un prestito oneroso con diritto di riscatto che il Barcellona non ha accettato. L’Inter puntava tanto su Modric e in effetti quello che ci manca è proprio un centrocampista. L’Inter deve arrivare nelle prime quattro, il nostro scudetto sarebbe il secondo posto, un’ottima stagione sarebbe il terzo posto, mentre arrivare al quarto posto significherebbe ripetersi e centrare nuovamente la qualificazione alla Champions. Queste sono le previsioni della società, io penso che tra le prime quattro l’Inter possa benissimo arrivare. In Champions League abbiamo tante possibilità di passare il primo ‘gironcino’, e poi se hai la fortuna di prendere una squadra un po’ sotto il tuo livello o leggermente superiore puoi passare, mentre se vieni sorteggiato con una delle big devi pensare che la palla è rotonda, penso alla Roma dello scorso anno che ha eliminato il Barcellona. In campionato la squadra arriverà nei primi quattro posti, conta tantissimo anche per il fair play finanziario”.

Ora, inevitabilmente, uno sguardo al suo rapporto con la Lazio e con il nostro direttore Guido De Angelis. Come vive Christian Recalcati il gemellaggio con i biancocelesti? 

“Beh, il rapporto che ho personalmente con i tifosi della Lazio è ottimo. In tanti mi scrivono e sono proprio tifosi della Lazio. Il gemellaggio che c’è è vero, è quasi come se fosse la mia seconda squadra, io la seguo con interesse. So quanto il mio amico Guido ami questi colori, e mi spiaceva sinceramente il fatto di dovermi giocare la qualificazione in Champions proprio contro i biancocelesti, non avrei voluto. Il 20 maggio era una gara “fuori noi o fuori voi” ed è andata come è andata, lo sport è questo. Però ho un ottimo rapporto con tutti, e quando venivo a Roma a fare la telecronaca per Lazio-Inter ero sempre accolto benissimo. Quando i tifosi della Lazio mi vedevano all’Olimpico e mi riconoscevano mi chiedevano le foto, mi parlavano, ho avuto davvero un ottimo rapporto con tutta la sponda biancoceleste della città. Con Guido ho un rapporto di stima reciproca forte, lui è un personaggio che si sente poco nel senso che non alza mai la voce ma è un professionista vero. Io ricordo bene le note sulla Gazzetta dello Sport, quando la Gazzetta salutò i tifosi faziosi e Guido disse: “Siamo un po’ stanchi di essere chiamati faziosi perché siamo giornalisti come tutti gli altri e forse meglio di tanti altri”. Ha pienamente ragione, Guido è un giornalista vero. Poi c’è Pellegatti, c’è Zampa, tutti con un’esperienza enorme. Io sono il più giovane e ho comunque un’esperienza televisiva alta, dai tempi di Dan Peterson, e parliamo di una ventina di anni fa, quindi penso che pur essendo il più giovane anche io ho fatto le mie esperienze. Quindi, ogni tanto essere relegati come faziosi e nient’altro non è giusto, Guido ad esempio ha fatto qualcosa di splendido nella sua carriera e sta continuando a farlo. Quanto a me, nonostante non sia più tanto presente sulle reti Mediaset, sto portando comunque avanti questa nuova avventura di ‘Like Radio’, radio seria nata da pochissimo, in aggiunta a qualche ospitata, per esempio a “Pressing” la sera del derby di Milano. Con Guido ci siamo vissuti per 16 anni e dunque per 32 match tra Olimpico e San Siro e abbiamo parlato tanto, lui è veramente bravo e non lo dico di certo perché sto rilasciando un’intervista a Lazialità.it. Guido è una persona che va conosciuta per capire chi è, credo che questa sia una bella definizione”.

 

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Da Vieri a Crespo, da Stankovic a Mihajlovic, da Pandev a Rocchi, fino a Zarate ed Hernanes: sono tanti i laziali che sono approdati a Milano sponda Inter nella storia. Ci dà un breve giudizio sui tre ex laziali attualmente in rosa Keita, Candreva e de Vrij? 

E’ vero, tantissimi giocatori sono passati da una parte all’altra. Giudico gli ultimi tre. De Vrij è fortissimo. Prenderlo a zero è stato forse, dopo Cristiano Ronaldo, il colpo più importante di tutto il mercato della Serie A. CR7 però è stato pagato non so quanto…Noi con una bella operazione da parte di Ausilio e anche grazie a Lotito che lo ha lasciato partire – e non ho capito per quale motivo, non essendo il vostro presidente solito a questo tipo di operazioni – abbiamo centrato un colpo incredibile, perché de Vrij è un giocatore veramente meraviglioso. Se però in campionato la Lazio è ancora lì significa che lo ha sostituito in maniera egregia. A Keita vanno insegnate ancora tante cose, il senegalese ogni tanto è un po’ discontinuo ma si vede da come si allena che è uno serio, non è uno che ride sempre o fa il giocherellone. Mi sembra che abbia voglia di imparare e che si sia messo a completa disposizione di Spalletti. Per quanto riguarda Candreva, ti dico la mia: Antonio è sottovalutato dai tifosi dell’Inter. Per me è un giocatore che vale, ha esperienza e quando gioca fa il suo. Anche nel derby di Milano è entrato in campo ed ha servito a Vecino un pallone in maniera strana con quella mezza rovesciata e da lì è arrivato il gol decisivo di Icardi. A volte a servire e a fare la differenza possono essere anche questi piccoli dettagli che magari nessuno evidenzia. Nonostante molti abbiano banalmente dato la colpa alla difesa del Milan, il gol di Icardi per me è stato strepitoso, specialmente per la velocità con cui Mauro si è fiondato su quel pallone. Tuttavia, è facile ricordarsi solo di Icardi. Invece io dico che è stato bravo Vecino a crossare ma anche Candreva a mettere quella palla dove c’era Vecino”.

Siamo giunti al presente immediato. Questa sera, condizioni climatiche permettendo, per Lazio ed Inter sarà ancora tempo di fare sul serio. Dal 2008 ad oggi nelle sfide disputate nella Capitale il bilancio parla di 5 vittorie della Lazio e 5 vittorie dell’Inter. A suo avviso, dopo l’Inter del Triplete, quella di questa stagione è l’Inter più forte a presentarsi all’Olimpico negli ultimi anni? Che partita si aspetta questa sera, e come vede la compagine di Simone Inzaghi in questa stagione?

“L’Inter che scenderà in campo questa sera sarà priva di Nainggolan, quindi di fatto è la stessa squadra dell’anno scorso, certamente con un de Vrij in più in difesa, che è fortissimo. Va detto che la scorsa stagione comunque il titolare era Miranda, che non è certo l’ultimo arrivato. Il brasiliano è un ottimo giocatore, Stefan de Vrij lo considero più forte perché per una questione anagrafica in questo momento ti dà quel qualcosa in più. Io non credo che l’Inter sia più forte, mi spiego: a livello di soluzioni in panchina magari oggi è più forte rispetto ad un anno fa, però contro di voi non avrà centrocampo perché non è arrivato il colpo che tutti ci aspettavamo, poteva essere Modric o anche Barella. Ad oggi ci sono soltanto Vecino, Brozovic, Borja Valero e Gagliardini, quelli devono giocare e quindi rimaniamo con la coperta non corta, cortissima. Giocheranno i primi tre, con Gagliardini in panchina. Penso che sarà una sfida da tripla, la Lazio è una signora squadra e peraltro arriva da una partita meravigliosa in Europa League. Dal canto suo, per come la vedo io, l’Inter dopo aver appreso del 2-2 del Tottenham sul campo del PSV Eindhoven si è allenata al Camp Nou. Ammetto che il Barcellona è più forte di noi, ma secondo me la mancata vittoria degli inglesi ci ha visto con tre centimetri di piede al di là del girone, quindi penso che i nerazzurri abbiano pensato più alla Lazio piuttosto che dare il 170% e poi subire il peso di questa partita proprio contro i capitolini. Sarà una bella partita, secondo me con gol”.

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Siamo giunti al termine della nostra chiacchierata. Non possiamo che lasciarci con una domanda per il futuro: crede che risentiremo mai un Lazio-Inter commentato da Christian Recalcati?

“Io spero di commentare di nuovo una partita tra Lazio e Inter al fianco di Guido De Angelis, tuttavia non credo possa avvenire per le reti Mediaset, dato che hanno deciso di abbandonare il calcio. Se poi qualche altra radio o televisione chiamerà noi “faziosi”, magari ci potrebbero essere delle possibilità. Ad oggi ti do un 1% di chances di poter risentire a Premium o a Sky il nostro duo in telecronaca o rivederci a bordocampo prima di una gara, la vedo molto dura. In fin dei conti ha ragione Guido, questa parola “faziosi” ci ha un po’ tra virgolette penalizzato. Ci ha reso pubblici ma forse ci ha messo un’etichetta. Noi invece siamo giornalisti. Io ti dico una cosa: noi siamo giornalisti che quando entrano in tribuna stampa indossiamo una sola casacca, è la casacca della squadra che amiamo. In quella tribuna stampa ci sono tanti giornalisti che non fanno vedere la loro fede ma sono più faziosi di noi e a volte sono più cattivi di noi sportivamente parlando. Io conosco tanta gente che deve scrivere per l’Inter ma tifa altre squadre, poi quando ti incontra vis-à-vis magari te ne dice di tutti i colori contro l’Inter, eppure magari scrive trent’anni per l’Inter. Noi siamo dei faziosi e facciamo vedere bene la nostra maglia: io sono interista, Guido è laziale. Al contrario, in tanti vengono in giacca, fanno i “super” ma sono i classici tifosi beceri che magari vengono a ‘prenderti in giro’ dicendo: “Mah, l’Inter non vale più niente”, o “La Lazio non vale più niente” sapendo di fare i saccenti, quando poi in realtà ti parlano male dell’Inter o della Lazio essendo milanisti sfegatati o romanisti sfegatati”.

Ringrazio ancora Christian Recalcati, con l’auspicio di poter assistere a numerosi altri Lazio-Inter di vertice, ed augurando alla squadra di cui difende i colori tutte le fortune possibili. Magari a partire dalla prossima settimana.

N.F.

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