OLYMPIQUE DE MARSEILLE – L’ANGOLO STORICO – Gioie, dolori, stelle e il 26 maggio…

 

 

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di Niccolò Faccini

Si pensa alla Francia e alla mente sovviene l’antica, leggendaria e trasudante di storia, Marsiglia. La fondazione da parte dei greci focesi, la vigorosa anima della Provenza, la Marsigliese come inno e chiamata alle armi della Rivoluzione francese. Marsiglia è così, refrattaria ad ogni tentativo di cristallizzazione, insuscettibile di poter essere ricondotta ad un inquadramento unitario. Se il fascino della centralità ha indotto Alexandre Dumas a dipingerla come «il punto di incontro del mondo intero», Arthur Schopenhauer ne ha fatto dipendere la bellezza dalla sua rigogliosa diversità. «E’ la più bella città della Francia», scriveva il filosofo tedesco già alla metà dell’Ottocento. Ad oltre un secolo e mezzo di distanza, è anche la più vincente.

 

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LE ORIGINI, OVVERO LE RADICI – Il 31 agosto 1899 è l’assicuratore Renè Dufaure de Montmirail a dare vita all’Olympique de Marseille, anche nota semplicemente come OM. Una manciata di mesi e in Piazza della Libertà sarebbe nata la Lazio, la prima squadra della Città Eterna. A campeggiare ab origine sul logo dei transalpini c’è un solo motto, chiaro e programmatico: Droit au but cioè ‘dritti all’obiettivo ’. Detto fatto. Dal 1923-24 il club conquista senza soluzione di continuità tre Coppe di Francia. Per il primo tricolore bisogna attendere il 1937. Il biennio 1970-1972 porterà con sé altri due scudetti ed un’altra Coupe de France, tre trofei prodromici ad un quindicennio non esaltante. Poi, l’arrivo alla presidenza della controversa figura che risponde al nome di Bernard Tapie, foriero di un en-plein di successi in patria: ben quattro campionati vinti consecutivamente tra 1988 e 1992 anche grazie alla crème dei talenti francesi, da Barthez a Cantona, da Desailly a Papin, quest’ultimo insignito del Pallone d’Oro nel 1991. Un periodo glorioso, culminato con la finale dell’ultima edizione della ‘Coppa dei Campioni’. Vittoria sfumata solo ai calci di rigore al San Nicola di Bari contro la Stella Rossa di Belgrado, ed un forte desiderio di vendetta, di riprovarci, quell’esprit de revanche che trascina l’OM fino alla finale della prima edizione della massima competizione europea con la nuova denominazione di ‘UEFA Champions League’. All’Olympiastadion di Monaco di Baviera il Marsiglia di Alen BokÅ¡ić batte il Milan targato Fabio Capello in cui spiccavano, tra gli altri, calciatori del calibro di Baresi, Rijkaard e Van Basten, oltre al grande ex Papin. L’OM di mister Goethals è la prima squadra francese a salire sul tetto d’Europa. Venticinque anni dopo, è rimasta l’unica (il PSG può vantare esclusivamente la Coppa delle Coppe 1995-1996). E’ una vittoria straordinaria, la concretizzazione del motto ‘Droit au but ’, perché in francese ‘but ’ significa anche ‘gol’, ed è il gol di testa al minuto 43 di Basile Boli, di ruolo difensore centrale, a regalare all’Olympique la Coppa dalle Grandi Orecchie. Era il maggio del 1993. Ebbene sì, il 26 maggio.

 

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L’AFFAIRE VA-OM, GLI ANNI BUI E LA STORIA RECENTE – L’annata sportiva 1992-1993 non fu trionfale in toto: la Federazione calcistica francese decise di revocare il titolo nazionale dell’OM in seguito allo scandalo per fatti di corruzione noto come ‘Affaire VA-OM ’, che vedeva coinvolti alcuni tesserati della società transalpina. Sei giorni prima della finale di Champions col Milan si giocava l’anticipo di Division 1 (l’odierna Ligue 1) tra Valenciennes e Marsiglia, incontro cruciale per l’assegnazione del titolo nazionale, e l’intento della combine appariva evidente. Corrompere i giocatori avversari ed ottenere così una vittoria col minimo sforzo in vista della finale europea. Le ripercussioni dell’illecito coincisero con una damnatio memoriae: scudetto non assegnato e retrocessione dell’OM in seconda divisione. Da lì la fine dell’incantesimo e la caduta nel dimenticatoio, una serie di anni bui da cui l’Olympique è riuscita ad uscire alla soglia del terzo millennio. Ma forse mai del tutto. Fatalmente, infatti, la squadra di Marsiglia è incappata in tre indelebili sconfitte in altrettante finali di Coppa UEFA. Allo stadio Lužniki di Mosca il Parma del tecnico Malesani, di Buffon, Cannavaro, Thuram, Veròn, Chiesa e Crespo si impone con un perentorio 3-0 nel maggio 1999 sul Marsiglia di capitan Laurent Blanc e Robert Pirès. Nel 2004 a Goteborg giustiziere dell’OM di Didier Drogba è il Valencia di Rafa Benitez (2-0). Infine, a 25 anni dall’unica vittoria ottenuta fuori dai confini francesi e a 14 anni dall’ultima finale disputata, per l’OM di Rudi Garcia è nuovamente ora di un appuntamento con la storia: a Lione, il 16 maggio 2018, l’Atletico Madrid del Cholo Simeone liquida i francesi (ancora un rotondo 3-0) alzando al cielo il trofeo al termine dell’ultimo atto della UEFA Europa League 2017/2018. La maledizione prosegue.

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LA TANA DELL’OM – IL VELODROME – La casa dell’OM è lo stadio Vèlodrome, impianto che ha visto la luce nel lontano 1937, lo stesso anno in cui i francesi si aggiudicavano il loro primo scudetto. L’inaugurazione avvenne contro una squadra italiana, in occasione dell’amichevole col Torino vinta 2-1 dai padroni di casa. Il Vèlodrome deve il nome alla sua concezione originaria: inizialmente infatti era stato pensato soprattutto per accogliere la manifestazione sportiva del ciclismo su pista. Vera e propria roccaforte dell’Olympique e più volte oggetto di rinnovamento sin dagli anni ‘70, può ospitare oggi quasi 68mila spettatori, risultando così lo stadio più capiente di Francia (senza considerare lo Stade de France che, con 81mila posti, è destinato alle sole gare della Nazionale). Sono oltre ventimila i posti a sedere in più rispetto al Parco dei Principi, tana del PSG. La nazionale italiana lo conosce bene: nel corso del Campionato mondiale di calcio del 1938, vinto dagli Azzurri, le sfide rispettivamente contro Norvegia negli ottavi di finale e Brasile in semifinale si giocarono proprio in questo stadio. Due vittorie, la prima firmata Silvio Piola allo scadere: l’indimenticato centravanti biancoceleste contribuiva ad espugnare Marsiglia sullo stesso terreno di gioco in cui negli anni 50’, per un decennio, avrebbe difeso i colori dell’OM un certo Gunnar Andersson, miglior marcatore di sempre dell’Olympique con 187 centri. 1938-2018. La Lazio tornerà al Vèlodrome. Troverà un’arena completamente nuova, caratterizzata dall’ormai celebre copertura ondulata. Il tutto ad ottanta anni di distanza da quel gol realizzato con la nazionale italiana dall’uomo più prolifico della storia pluricentenaria biancoceleste.

                                                                                                                                                                         

N.F.

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