Nesta: “Il mio sogno era di giocare nella Lazio per tutta la carriera”

 

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Alessandro Nesta, tecnico del Perugia, ha parlato ai microfoni di Umbria24.it, ripercorrendo, tra le altre cose, anche il suo passato in biancoceleste: “Perugia è l’opportunità della vita. Ho detto no ad altre due squadre per venire qui. Devo ricominciare da zero, quello che ho fatto da giocatore ora non conta. Devo conquistarmi la stima dei tifosi e dell’ambiente con un altro ruolo. Lo Scudetto grazie al Perugia? Fu una giornata bellissima, la Juve ha perso qui il tricolore ma non ha influito nella mia decisione. Il mio calcio era la Lazio. Quando ho lasciato Roma la società era piena di debiti e per sopravvivere aveva bisogno di fare cassa. Avevo un sogno ed era quello di giocare per sempre nella Lazio ma non ho avuto possibilità di scelta. Hanno provato a farmi passare per il Capitano che voleva andare via ma la realtà era diversa ed è venuta fuori. I presidenti? Prima non li vivevo, facevo gli allenamenti, giocavo le partite e me ne andavo a casa. Adesso è diverso, con Massimiliano Santopadre ci parlo spesso. E’ un uomo ambizioso, sta allestendo e organizzando bene questa società. Non credo nelle bandiere. Piuttosto si dovrebbe vedere quale trattamento viene riservato ai giocatori dalle società, se vengono garantiti stipendi alti e, allo stesso tempo, palcoscenici importanti. E’ facile fare la bandiera al Real Madrid, in squadre minori è più difficile. Poi ci sono quelli che hanno avuto offerte convincenti e sono rimasti per attaccamento come Francesco e Paolo. Che, comunque, stava al Milan. La maglia numero 13? Nessun significato. Un caso. Ero ragazzino, nessuno la voleva e l’ho presa io che ero l’ultimo. Questo mestiere è uno studio continuo e io non voglio essere la brutta copia di nessuno. Quando certe caratteristiche umane non ti appartengono è un errore imitare anche i migliori maestri. Sarò me stesso. Per quanto riguarda la tattica è un altro discorso, mi piace la fase offensiva di Zeman. Nel nostro spogliatoio si lavora. Si lavora e si scherza. Anzi, si scherza e dopo si lavora. Sono amichevole con i ragazzi. Mi sforzerò di insegnare ai miei ragazzi che nel calcio non bisogna mai mollare finché l’arbitro non fischia. Facciamo un passo indietro. Mi segua. La mia generazione, che ha vinto, ha anticipato la Spagna imbattibile di Iniesta che a sua volta ha vissuto anni bui. Solo l’Inghilterra è sempre al top ma non vince mai niente. Tra di noi, quelli nati in Italia tra il 1973 e il 1976, c’è stato davvero di tutto. Semplicemente il talento non si compra. Sono annate. E poi quando giocavo io i campionati erano talmente competitivi che anche tecnicamente crescevi per forza. Adesso ci vogliono i giocatori, gli allenatori non hanno la bacchetta magica. Qualche buon calciatore sta venendo fuori, la coppia centrale del Milan speriamo cresca in fretta ma deve giocare in Champions per confrontarsi a un livello più alto e fare il salto di qualità“.

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