Caicedo: “Quasi non ci credevo quando mi ha chiamato la Lazio, ora voglio la Champions. Che bello vincere la Supercoppa”

 

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Felipe Caicedo, arrivato in estate per fare il vice Immobile, si sta ritagliando un ruolo importante in questo finale di stagione, proprio a causa dell’infortunio dell’attaccante napoletano. L’attaccante ecuadoriano, decisivo nel pareggio casalingo con l’Atalanta, si è raccontato ai microfoni di Lazio Style Channel:

L’inizio di carriera e il suo modo di giocare: “Non è stato facile per me decidere di fare del calcio un mestiere. In famiglia non avevamo molti soldi e ho dovuto fare molti sacrifici. Avevo un buon piede sinistro, ho cominciato a giocare come mezza punta, indossando la maglia numero 10. Poi gradualmente mi sono specializzato come punta centrale. La mia caratteristica peculiare è quella di cercare sempre di giocare il pallone col compagno. Cerco sempre l’appoggio della squadra e spero che questo mio modo di intendere il ruolo possa ben sposarsi con le esigenze della Lazio“.

L’esperienze in giro per l’Europa: “L’esperienza al Manchester City è stata molto formativa, mi ha aiutato a formarmi come calciatore, ma è al Levante che ho trascorso la mia esperienza calcistica più bella. Ho segnato molti gol e ho aiutato la squadra a salvarsi. In quel periodo ho anche conosciuto mia moglie. Sono stati mesi felici. Mi fa piacere tornare in città quando posso“.

L’approdo alla Lazio: “La Lazio è una grande squadra, molto conosciuta in Europa. Quando mi si è palesata l’opportunità quasi non ci credevo. Rappresenta un punto d’arrivo molto importante per un giocatore che vuole consacrare la sua carriera. Abbiamo una rosa forte e siamo in lizza per la Champions, vogliamo competere su tutti i fronti e desidero conquistarmi la stima per rimanere qui a lungo. Spero di continuare a segnare gol decisivi, nonostante la Lazio abbia un organico fantastico e tante soluzioni di gioco. Voglio dare il massimo e contribuire con reti come quella con la Sampdoria o il Nizza“.

L’esultanza contro la Sampdoria: “L’esultanza a Genova? Sì era una fotografia, ma è sembrato uno scatto fatto alla loro curva. Non volevo essere offensivo con i loro tifosi“.

Su Inzaghi: “Diversi tecnici sono stati fondamentali per me ma oggi ho la fortuna di lavorare con Inzaghi che è un grande motivatore e una persona eccezionale che non trascura nessun dettaglio. Ha grande personalità e riesce a trasmetterla al gruppo, una qualità che gli garantirà un ottimo futuro da allenatore“.

La Supercoppa Italiana: “Alla mia prima partita vincere un trofeo così importante è stata un’emozione indescrivibile. Ora il prossimo passo è restare protagonisti in campionato. L’emozione della Supercoppa l’ho vissuta dalla panchina, ma mi sono sentito comunque parte di un grande gruppo. Ho un paio di soprannomi: Felipao e la Pantera che è quello più diffuso“.

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