Tare: “La Lazio mi è entrata nel sangue, è un orgoglio lavorare per questa società”

 

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Nella bellissima serata dedicata al Premio Lazialità, non poteva che esserci anche Tare, che negli anni sta riuscendo sempre meglio a costruire una Lazio in grado di essere competitiva con le migliori squadre del campionato: “Sono arrivato alla Lazio da giocatore casualmente, ero in vacanza in Sardegna dopo essere retrocesso in B col Bologna, giocavo a calcetto con degli amici e si è avvicinato Stefano Antonelli chiedendomi se avessi voglia di andare alla Lazio, risposi di no perché pensavo stesse scherzando, da lì è nato tutto. La prima telefonata col presidente? Sì, ero in Sardegna, mi disse: “Prendi un aereo che ti aspetto qui a Roma”. Cos’è la Lazio per me? E’ la prima volta che io sono presente ad un evento del genere con tutta la famiglia laziale riunita. Ho due figli laziali, la Lazio è entrata nel sangue, è sempre stato un onore da giocatore essere qui, adesso ancora di più perché ho anche maggiori responsabilità, per me è un orgoglio lavorare in questa società. E’ stato bellissimo conoscere da vicino la storia della società, col passare degli anni senti un peso sempre maggiore per lavorare con sempre maggiore responsabilità. La vittoria del 26 maggio rimane il mio ricordo più bello, sarà un unicum per sempre. Roberto Baggio? Quando mi sono trasferito dalla Germania al Brescia il centro sportivo era inadeguato per una società di Serie A, non credevo che Baggio potesse cambiarsi in uno spogliatoio del genere, poi ho visto la sua semplicità, il suo modo di essere era unico, lo porto dentro me, è stato un grande campione con grande umiltà. I primi acquisti? Il mio più bel ricordo e anche il più triste sono legati ad Hernanes: andai a San Paolo ad acquistarlo, l’agente è un brasiliano di origine cinese, sembrava l’allenatore del film The Karate Kid, ogni giorno usciva fuori una cosa nuova nella trattativa, allora mi incazzavo e facevo il check-out, lui mi diceva ogni giorno: “Aspetta, aspetta”, in cinque giorni poi si è chiusa la trattativa per l’acquisto di un calciatore e un uomo fantastico. Il suo addio è stato scioccante, è uscito fuori tutto l’opposto della verità, ricordo il suo pianto, abbiamo cercato per due giorni di seguito di convincerlo assieme al presidente, poi ci ha chiesto di pensarci ma ha deciso di andare via, non era una questione di soldi, voleva giocare il Mondiale in Brasile e sperava di avere maggiori chances andando in un altro club. Abbiamo pianto insieme, avevamo e abbiamo un legame particolare e molto stretto. Klose? La sua storia è bella, ha giocato con me al Kaiserslautern, era un giovane 22enne che giocava in seconda squadra, abbiamo giocato insieme per due anni. Avevo avuto già un contatto con lui sei mesi prima ma il Bayern non lo lasciava andare, poi è stato lui a cercarmi, è venuto due giorni a Roma con la moglie, io conoscevo la sua voglia di raggiungere il record con la Nazionale, ci siamo messi d’accordo per un contratto di 3 anni, e così ha avuto modo di scrivere la storia della Lazio. Milinkovic? Noi eravamo sicuri che sarebbe venuto a Roma, avevamo la sua parola, poi per una questione familiare doveva andare a Firenze ma la sua parola l’aveva data alla Lazio. Luis Alberto? E’ una lezione per tutti quanti, non una rivincita personale. Chi va via dal proprio paese ha bisogno di aiuto, bisogna avere pazienza, è arrivato il 31 agosto e non sapeva dove si trovasse. Dopo 4 giorni voleva andare via, allora gli ho detto: “Per 5 anni fai il pastore a Formello, non vai via fino a che non hai dimostrato qui a Roma quanto sei forte”. Inzaghi lo ha aiutato tantissimo, ora lo conosciamo tutti. Keita? Per me rimane quello del primo anno, avevamo un legame forte, anche col padre. La sua crescita è una vittoria sua personale, è un campione, ma a volte la differenza la fanno le persone che ti circondano nella vita. Lulic? Andai in Bosnia a trovarlo, venne da me parlando in dialetto albanese, mi ha scioccato. Una trattativa non riuscita? Avevamo in mano Cavani, purtroppo per una questione di rapporti andò al Napoli. Una delusione? Onestamente non ricordo, uno su tutti che pensavo potesse essere un ottimo giocatore era Pereirinha, speravo potesse fare meglio, purtroppo ha fatto un percorso diverso. Le trattative? La trattativa più bella è quando devo trattare il mio contratto con lui, mi dice: “Dimmi”, e io rispondo sempre: “Dimmi te” (ride). Grazie a tutti“.

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