Cucchi: “Italia? Delusione enorme, ripartire dalle scuole calcio. SarĂ  un derby equilibrato tra due grandi squadre”

 

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Riccardo Cucchi, noto ex commentatore radiofonico, ha parlato della disfatta di ieri sera degli azzurri, ma anche del derby di questo sabato. Ecco la sua intervista rilasciata a RadioGoal24, durante la trasmissione ‘Dove Osano le Aquile’:

Che cosa ne pensi della partita di ieri? Quanto è grande il rammarico? perché è successo?

“La delusione è tanta, inevitabile: il calcio è un grande romanzo popolare che ha alimentato le nostre generazioni e non partecipare ad un Mondiale può portare tante delusioni. Questo però può portare tante conseguenze, sopratutto a livello economico: i danni saranno molto elevati, in molti potrebbero anche perdere posti di lavoro”.

Si parla di 100 milioni di euro…

“E’ chiaro che anche a livello finanziario perdiamo molto, basti pensare alla mancata possessione di diritti televisivi e radiofonici: meno ascolti e meno sponsor. Ovviamente il tutto ha risvolti anche sociali, questa è una fotografia di un paese che vive zoppicando: il mondiale avrebbe potuto dare un iniezione di fiducia”.

Come vedi il futuro del calcio italiano?

“Credo che la partita di ieri è il frutto di un processo partito a Berlino nel 2006, una notte meravigliosa che però non ha permesso al movimento di crescere e di ripetere risultati del genere, prima con i successivi mondiali e ora con questi Play-Off. Non c’è stato un ricambio generazionale adeguato, non sono cresciuti i Totti o i Del Piero che avrebbero potuto dare un seguito a quel successo di Berlino. E’ un problema di scelte, da parte dei club, della Federazioni, dei vivai: solo il 45% dei giocatori in Serie A è italiano e questo deve far riflettere”.

Si è persa anche una generazione di bambini che non vedrà il mondiale e che non innamorerà dell’Italia?

“Verissimo, la cosa più brutta ieri è stata vedere i bambini delusi sugli spalti grazie all’iniziativa di far entrare ieri le scuole calcio a S. Siro. Il fatto che squadre come la Spagna ha tantissimi ricambi: in Italia ultimamente i bambini sembrano non divertirsi più, abbandonano in maniera prematura la scuola calcio, e si pensa nelle scuole più a costruire una struttura fisica importante rispetto che a dribblare, palleggiare e a motivare la classe tecnica. Questo si riflette nella Nazionale, dove mancano quei giocatori di fantasia: sono tutti ragazzi che da piccoli hanno imparato a passare la palla indietro rispetto a saltare l’uomo o a crossare.”

Bisogna quindi ripartire dalle scuole calcio?

“Si possono addossare infinite responsabilità al movimento, ma devo dire che negli ultimi anni sono nati alcuni centri federali dediti alla crescita di molti ragazzi. Sappiamo perfettamente che in Serie A la tendenza è di pescare gli stranieri per due motivi: per una questione economica e per una questione tecnica,  visto che molte volte loro sono più preparati. Se questo non cambio ci sarà ancora più un impoverimento del bacino: bisogna quindi ripartire dalle scuole calcio, ma sopratutto bisogna cominciare a cambiare come si insegna il calcio”.

In italia però ci sono solo 30 centri, in Germania 200…

“Certo, ma anche perché noi abbiamo iniziato molto tardi. C’è da dire che in Italia c’è un rapporto ormai conflittuale fra le leghe italiane e la federazione gioco calcio, in merito ai programmi della nazionale e agli stage dedicati. C’è un fondo di egoismo che sembra predominante fra le squadre italiane, che vedono la nazionale quasi come un disturbo. Esiste una preferenza per il calcio privato dei club rispetto al calcio pubblico della nazionale. La colpa non è dei giocatori, perché non guadagnano quasi nulla dalla nazionale, ci vanno per onorare la maglia”.

Una parola su Buffon:

“Io mi aspettavo le dimissioni di Ventura: certo, non è l’unico responsabile, ma si sarebbe dovuto anche lui prende le sue responsabilità come Prandelli e Zoff. E’ stato un errore. Apprezzo invece molto proprio quello che hanno fatto Buffon, Barzagli e De Rossi, che ci hanno messo la faccia a fine partite ed hanno onorato la maglia”.

Un ricordo con Buffon?

“Ricordo quel Parma-Milan in cui Buffon debuttò e anche vent’anni fa in Nazionale fa nello spareggio con la Russia a Mosca, in cui entrò a causa dell’infortunio del portiere titolare (Pagliuca ndr.). Da lì è diventato insostituibile e io sono onorato di averlo raccontato crescere, sia nei club che in nazionale. E’ uno straordinario campione di vita e di sport, e anche ieri lo ha dimostrato:  ha detto giustamente che si vince e si perde insieme, e questo è un insegnamento molto importante: un grande applauso a lui”.

Cambiamo argomento, cosa ti aspetti dal derby? Quanto peserĂ  questa sconfitta in Nazionale sui giocatori italiani?

“Innanzitutto sono contento perché andrò con mia moglie romanista a vederla allo stadio. Spero che non pesi questa sconfitta sui ragazzi e che riescano a metabolizzare perché sono giocatori importante. Sarà un derby equilibrato fra due buone squadre che occupano le prime posizioni. la Lazio sta facendo un stagione straordinaria ma io sto vedendo soprattutto una Roma in grande crescita sotto tutti i punti di vista ma con un tasso tecnico maggiori rispetto ai cugini”.

Si è fatto un toto-allenatore per la nazionale? Chi vedresti meglio fra Inzaghi e Di Francesco?

“In questo momento stiamo pensando di Carlo Ancelotti, anche se credo che lui non abbia la voglia sopratutto perché è ricercato da molti club. C’è anche un fattore economico, Ventura guadagna un milione, Ancelotti ne vorrebbe molti di più: non so se la Federazione se lo possa permettere. Io faccio il nome di Capello: lui allena in Cina ma ha sempre detto che avrebbe voluto finire con la Nazionale, ma anche questo è un percorso difficile. Una soluzione potrebbe essere cercare il tecnico all’interno dei quadri federali, un figura come Di Biagio che ha fatto molto bene con l’Under 21: l’importante però è che venga un allenatore che ricuci i rapporti con i tifosi. il mio sogno è il ritorno di conte, ma la vedo difficile ovviamente per diversi motivi”.

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