Lucas Leiva: “I tifosi di Lazio e Liverpool molto simili, vivono il calcio in modo incredibile. Sogno ancora la Nazionale”

 

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Qualche giorno fa avevamo pubblicato la prima parte dell’intervista di Lucas Leiva a Goal.com, oggi è arrivato il secondo stralcio, ecco le sue parole: “Perché tanta passione al Liverpool? È tutto l’insieme. Ovviamente il clima non è eccitante e neanche agli inglesi piace, ma la città è molto bella e la gente è molto aperta, in qualche modo diversa dal tipico cittadino britannico. Per quanto riguarda il calcio c’è poco da aggiungere perché i tifosi sono veramente sensazionali e molto attaccati al club. A dire il vero i tifosi della Lazio sono molto simili a quelli dei Reds. Vivono il calcio in modo incredibile. Ma, ripeto, io forse sono una ‘fonte sospetta’ per parlare di Liverpool, perché è un posto che porterò nel cuore per il resto della mia vita. Avrò sempre eterna gratitudine per loro. Una statua da dedicarmi? (Ride, ndr) No, non credo di meritarmela. Ci sono così tanti giocatori che hanno fatto la storia del club e meritano più attenzioni di me. Ho apprezzato molto il modo con cui i tifosi hanno accettato la mia partenza. Ora sono semplicemente un altro fan del Liverpool, proprio come sono ancora un sostenitore del Grêmio. È bello mantenere un legame così forte con i club. È un peccato che Gerrard non abbia mai vinto un campionato, per tutto quello che ha rappresentato per la Premier e per il Liverpool, oltre ad essere stato anche un idolo per tutto il calcio inglese e capitano della nazionale. Gerrard è stato un atleta straordinario, così come lo era Kenny Dalglish, il più grande giocatore della storia del Liverpool. Se sono sorpreso che Coutinho sia rimasto? Per niente. Ce ne sono voluti di anni prima di cedere Suarez. Questo perché il Liverpool non è un club che vende i propri giocatori migliori, semmai li compra, questa è la verità. Ci sono aziende che vendono e aziende che acquistano. Il Liverpool non è una squadra che vende facilmente le proprie stelle. È normale che ogni club prima o poi deve fare qualche cessione, ma questo a Liverpool non accade così spesso. Perché così poche presenze in nazionale? Difficile da spiegare. La mia prima opportunità è arrivata con Dunga, ero molto giovane. Sono stato spesso chiamato, ma ho giocato poco, perché avevo Gilberto Silva davanti a me, ed era quindi normale aspettare un po’. Poi come ct è arrivato Mano Menezes, con cui ho giocato due anni di fila. L’infortunio che ho avuto al ginocchio mi ha poi fatto perdere un anno e anche la convocazione. Sono stato richiamato da Felipão (Scolari, ndr), ma non sono riuscito ad arrivare a giocarmi i Mondiali in Brasile. Ci sono stati tanti cambiamenti nella nazionale e il mio numero di partite a Liverpool è diminuito, in questo modo le cose sono diventate ancora più difficili. Molti fattori mi hanno portato a non avere la continuità che avevo sperato. Ma è ciò che fai nel club che ti porta in nazionale, quindi per me è una sfida che continua. Ho pensato anche a questo nel momento in cui ho firmato per la Lazio: giocare di più per mettermi in mostra e avere una nuova opportunità. Il nuovo staff tecnico ha già dimostrato di seguire diversi campionati, come quello cinese, e con un occhio su diversi giocatori. Rimanere fuori dalla Coppa del Mondo 2014 è stato pesante da digerire. Ho perso la penultima chiamata con Scolari per un infortunio al ginocchio e così ho finito per essere tagliato fuori dalla lista finale. È stato molto frustrante per me, ma poi ho capito che maggiore è l’aspettativa, maggiore è la frustrazione se le cose non vanno come vorresti. La Seleção non ha mai smesso di essere un obiettivo nella mia carriera e lo è ancora. Oggi sono più maturo, posso gestirlo meglio“.

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