Luis Alberto: Genova come rinascita e consacrazione

 

Luis Alberto

Un’ambientamento non facile quello di Luis Alberto nel massimo campionato italiano. Eppure, dopo un anno dal suo arrivo, lo spagnolo pare abbia cominciato a conquistare la tifoseria biancoceleste con le sue giocate.
Giocati eleganti, quasi mai scomposte: un po’ come appare lui, tranquillo e riservato, timido come √® stata fino a poche settimane fa la sua esperienza biancoceleste.

Come molte delle piacevoli sorprese rivelatesi in casa Lazio, citiamo Lulic, eroe del 26 maggio ma criticato dopo il suo maldestro esordio con il Milan in cui fu in grado di sbagliare gli stop pi√Ļ elementari, o Milinkovic, esploso dopo un anno dall’arrivo nella Capitale, Luis ha dovuto inizialmente affrontare gli scomodi paragoni con Antonio Candreva, giocatore di cui teoricamente lo spagnolo avrebbe dovuto raccogliere l’eredit√†.
Due profili totalmente diversi, quelli dell’ex 87 e dell’attuale 18 biancoceleste.
Cosi, complice il fatto di non conoscere la lingua ed il calcio italiano, il giocatore¬†arriva come oggetto misterioso tra lo scontento generale. Anche se gli allenamenti dimostrano una certa attitudine al gol e qualche tocco¬†di pregevole fattura, lo spagnolo √® sovrastato dall’inamovibilit√† di elementi come Keita, Anderson, l’esplosione di Milinkovic e gli altri veterani della squadra.

Il suo atteggiamento forse un po’ introverso non aiuta,¬†il palo su cui si stampa il suo tentativo di gol contro l’Atalanta, complice una deviazione di Berisha, tantomeno.
Luis non demorde: s√† che prima o poi l’occasione arriver√†, che la fortuna di una giocata ben riuscita in qualche modo si concretizzer√†. Quella fortuna arriva proprio a Marassi, il 15 aprile 2017.
La Lazio √® ferma sul punteggio di 2-1 contro il Genoa di Juric quando un pallone allontanato dalla retroguardia rossoblu su un lancio in avanti a cercare Keita diventa un pallone appetibile per il centrocampista¬†iberico¬†che, dalla trequarti, addomestica la sfera con delicatezza e con un misto di gioia, rabbia, liberazione, esplode il destro che si insacca all’angolino e vale il 2-2 biancoceleste.

Da qui, lo spagnolo diventa un altro giocatore. Il finale di stagione riserva qualche piacevole prestazione, tuttavia¬†√® il ritiro di Auronzo il momento in cui Inzaghi capisce di poter puntare su di lui, inizialmente per necessit√†, successivamente per virt√Ļ. E Luis¬†non si fa attendere: il 13 agosto, nella finale di Supercoppa contro la Juve, risulta uno dei migliori in campo. Copione che si ripete per quasi tutte le partite successive, dove partecipa con una rete alla goleada riservata al Milan di Vincenzo Montella.¬†Stasera, il trequartista sar√† nuovamente titolare nello stadio dove, cinque mesi fa, il suo ingresso dalla panchina diede inizio alla rinascita. Una rinascita che adesso, in quel del Luigi Ferraris, pu√≤ assumere i contorni di una consacrazione.

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