Mauri sul 26 maggio: “Volevamo fare la storia, fui il primo a baciare la coppa e ne vado fiero”

stefano-mauri 26 maggio

Ci siamo fatti alzare la Coppa Italia davanti la Curva Sud da Mauri“. Queste le amare dichiarazioni di alcuni tifosi giallorossi al termine dello storico derby del 26 maggio 2013, deciso da Senad Lulic al fatidico minuto 71′. Intervenuto quest’oggi ai microfoni di Lazio Style Radio, proprio l’ex capitano biancoceleste Stefano Mauri ha parlato di quella storica giornata:

“Sono stato il primo a baciare la Coppa e ne sono molto fiero. Ho rivisto spesso quei momenti, sono i più belli della mia vita calcistica, senza ombra di dubbio. È stata un’emozione incredibile, l’abbiamo attesa tanto e la volevamo fortemente. Abbiamo desiderato la Coppa e ce la siamo andati a prendere. Avevo deciso tempo fa di venire in settimana, poi ho sentito Peruzzi e mi ha detto di venire oggi: casualmente, il 26 maggio!

Sbloccata la sfida, mi attendevo una Roma che provasse a pareggiare subito e infatti colpì la traversa sugli sviluppi di un calcio di punizione. Lì ho pensato che probabilmente anche la sorte fosse dalla nostra parte. Siamo stati bravi a soffrire fino alla fine e a portare a casa la Coppa, che è cosa più importante.

Ora vado in vacanza, ho bisogno di staccare un paio di settimane poi vedremo cosa accadrà. Deciderò se smettere o continuare a giocare e cosa fare nella prossima vita. Fisicamente sto ancora bene, mi piace troppo giocare a calcio, è la mia passione. La voglia di continuare c’è ma in un certo momento occorre capire che è arrivato il momento di smettere. La Serie B è un campionato difficile e diverso. Ho impiegato del tempo a rientrare in condizione perché ero fermo da sei mesi. Ho pensato a un’opzione estera, ma non è ancora arrivata nessuna proposta. Questa estate ho seguito il primo corso da allenatore, ora però mi vedo più come dirigente.

Mi manca tanto l’ambiente Lazio perché, dopo più di dieci anni, andare via, cambiare città e ambiente non è stato facile. Tornare a Formello è un’emozione particolare, lo considero casa mia. Spero che in futuro ci possa essere l’opportunità di tornare in questa famiglia in altre vesti, qui mi sento a casa.

Ci sono state tante belle partite, come la Coppa Italia del 2009, anche se non ho giocato, o la Supercoppa contro l’Inter, i tanti derby  vinti, o la partita in casa contro il Napoli del 2012. Proprio in quest’ultima partita ho realizzato uno dei miei gol più belli, in rovesciata: mi porto dentro tante emozioni.

Sentivo molto il derby, ma per fortuna il mio carattere mi lascia sempre calmo, tranquillo e pacato. Nelle stracittadine tutta la squadra tesa perché la partita si sente molto, serviva qualcuno che trasmettesse tranquillità. C’è sempre tanta tensione nei minuti precedenti il derby poi, quando l’arbitro fischia, ognuno sa quello che è da fare e seguire le direttive del tecnico restando concentrati su quello che si verifica in campo e non su cosa accade fuori.

Nei derby ho segnato tre gol e, in generale, ho segnato tanto in Serie A. Sono contento di quello che ho fatto. Sono felice e orgoglioso di aver indossato questa maglia, che per me è importantissima.

Ho legato con tantissimi compagni. I giocatori cambiano; non è giusto fare nomi perché dimenticherei qualcuno e non mi va di fare torto. Ho legato con molti.

Per quanto riguarda i tecnici, ho imparato dalle caratteristiche tattiche e tecniche di ognuno. Per crescere, occorre imparare anche dai compagni più bravi.

Ho ricoperto tanti ruoli dalla metà campo in avanti. Poter giocare in più ruoli è stata la mia forza. Per un tecnico, avere a disposizione un calciatore poliedrico anche nei vari momenti della gara, è un vantaggio.

La marcia di avvicinamento alla finale di Coppa Italia del 26 maggio era iniziata già molte settimane prima, quando abbiamo passato il turno e sapevamo che avremmo incontrato la Roma. Giorno e notte si parlava del derby e della partita, di una gara che non c’era mani stata in passato. Noi eravamo consapevoli delle nostre forze e volevamo entrare nella storia. Anche se dovesse ripetersi una finale simile, quella del 2013 resterà per sempre la prima, nella storia. La mattina ci siamo svegliati, abbiamo svolto la rifinitura ed eravamo tranquilli, anches e il tempo passava molto più lentamente rispetto ad altre partite. Nell’avvicinamento allo stadio, per strada c’erano tanti tifosi. Arrivati all’Olimpico ci siamo preparati; io non ero neppure in campo dall’inizio quindi per me l’attesa è stata ancora più lunga e snervante.

Nel post partita abbiamo festeggiato in un ristorante e all’esterno il cancello faceva fatica a trattenere i tifosi, ci siamo divertiti tutta la notte e, a ripensarci, ci divertiamo tutt’oggi. C’era un mare di gente la sera. Tanti erano felici, tante lacrime di gioia. Abbiamo raggiunto un traguardo importantissimo, che resterà nella storia.

Sono felice di essere rimasto nei curi dei tifosi della Lazio e di quello che ho fatto; spero di rientrare in questa famiglia, che sento mia. Sono orgoglioso di aver fatto parte di tutto questo, di aver alzato al cielo la Coppa e di aver portato a casa la vittoria”.

(fonte: sslazio.it)

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