Diaconale: “Lazio chiusa in sé a causa della contestazione. La società è cresciuta, dimentichiamo il passato. Lotito lascerà al figlio?…”

arturo-diaconaleIl responsabile della comunicazione Arturo Diaconale ha commentato e analizzato vari temi relativi al momento biancoceleste ai microfoni di Teleroma 56. Ecco le sue parole, partendo proprio dagli episodi del post Lazio-Chievo:

“Le critiche sono ben accette, le minacce no. Infatti, purtroppo ho invitato a sporgere denuncia: con le minacce si reagisce con la giustizia. Lotito gira con la scorta, le minacce ci sono perché qualche tifoso vuole portarlo a dimettersi. Forse si sperava che qualcuno potesse rilevare la Lazio e fare quello che fece Cragnotti. La pressione spesso si è rilevata violenta, tanto da spingere il presidente a girare con la scorta. Lotito ha preso la Lazio con i debiti, se non fossero stati spalmati in un lungo periodo di tempo, la Lazio non sarebbe esistita”.

Poi ha proseguito: “Stefano De Martino l’ho conosciuto quando sono entrato, non sapevo i rapporti che ci fossero con l’ambiente. Ma la società si sentiva in un clima di assedio, che io sono arrivato per rompere. Mi ha chiamato Lotito, così come ha fatto con Peruzzi. Voleva introdurre delle novità per rinforzare la società. Peruzzi è affidabile, ha la conoscenza, l’esperienza, la moderatezza. De Martino, e a volte anche Tare, è stato il parafulmine di tensioni nelle quali a volte non c’entrava. Non è stata una linea politica, ma una linea di difesa imposta dalla contestazione. Per questo ho parlato di assedio, uno si chiude in sé stesso”.

E sul futuro…“Ogni tanto si chiede anche al Papa di scusarsi per le Crociate. Perché non dimentichiamo il passato e non si andiamo avanti? In questi anni ci sono stati errori, ma la società è cresciuta, si sta rinforzando. Se ci fosse un clima diverso, intorno a questo percorso, sarebbe più facile andare avanti. La Lazio è un bene materiale, di proprietà di Lotito, ma anche immateriale, di noi tutti che amiamo questi colori. I destini di questi beni sono intrecciati, devono esserlo: dobbiamo fare dei sacrifici insieme. Questo oscuramento non ha le sole responsabilità nella società. Per esempio, i media hanno fatto diverse campagne per delegittimare Lotito, per coprire certi interessi, magari quelli legati alla Federcalcio. Ricordiamo i giornali di Agnelli, che alimentarono certe polemiche su Tavecchio”.

Sulla desertificazione dell’Olimpico: 

“Non c’è solo un motivo, ma tanti. Oltre alla disaffezione dei tifosi, è obsoleto, inagibile e la partita lì non si vede bene. Le misure di sicurezza rendono l’accesso più complicato”.

Sul mercato:

“Il problema non deve essere una sorta di favola né una truffa agli occhi dei tifosi. Se a gennaio non trovo nessuno, non compro. Il mancato accesso alla Champions a seguito del mercato? Quello è passato. Vedo invece un acquisto come Murgia contro l’Inter, un ragazzo che potrà essere in Nazionale. La Lazio è una società sana, con i conti in regola”.

Lotito, dopo un Lazio-Sassuolo, disse di voler lasciare la Lazio a suo figlio…

“Lotito è uno dal carattere istintivo. Quel giorno si è sentito provocato e ha reagito così. Mi ricordo che in un’intervista su Amatrice, parlando di certi ricordi, si commosse: eravamo tutti stupiti di questo. L’attenzione e l’aiuto che sta dando in questa situazione è di una persona sensibile”.

Infine, sullo stadio Flaminio:

“Vi chiedo di valutare lo Stadio della Roma. È un atto d’amore? No, di business. Sul Flaminio sono realista. Mi piacerebbe, ma ci sono le condizioni reali per farlo? Ci sono diversi vincoli. Vorrei fare un progetto realizzabile, senza stadio di proprietà non si ha futuro”.

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