Parolo, dagli scarpini al grembiule: showman per una sera, al servizio di tutti in campo e fuori

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Al servizio di tutti, anche quando il fiato √® corto. In campo o fuori, Marco Parolo si fa trovare sempre pronto. √ą quello che si evince dalla sua carriera e dalla cena per Amatrice organizzata ieri alla So.Spe. da Suor Paola, dove il numero 16 biancoceleste si √® reso protagonista della serata.

La timidezza non fa per lui, e lo si nota fin da subito: arriva per primo, saluta tutti i tifosi accorsi (nel cortile della struttura si potranno contare oltre un centinaio di persone durante la cena) e inizia a scherzare con i presenti, oltre che con i suoi compagni di squadra, Cataldi, Strakosha e Prce. Cameriere per una sera, assieme agli altri sopracitati, verrebbe da dire, senza mai sfigurare, anzi: col grembiule addosso Parolo sembra a suo agio; certo, non sar√† come correre accanto a Biglia e Cataldi, ma lo status rimane sempre quello “al servizio” di qualcuno. Se in campo il suo forte √® essere un centrocampista “box to box” come direbbero gli inglesi, senza mai fermarsi, dando contributo di quantit√† e qualit√†, tra la gente, il trentunenne di Gallarate si trasforma in vero showman: cos√¨ come lavorando duro durante una partita, arriva la soddisfazione del goal, allo stesso modo, nella serata con Suor Paola, servendo tra i tavoli, guadagna l’etichetta di intrattenitore, catturando – non per manie di protagoniste, ma per genuina simpatia – l’attenzione dei presenti.

Mentre porta i vassoi scherza con i tifosi “Ti piace eh?“, provando a masticare qualche parola romanesca “Daje, stasera famo er botto” (riferito alle donazioni per i progetti in favore¬†di¬†Amatrice); √® l’intrattenitore della serata e ne ha per tutti, Lotito incluso. Il presidente delle aquile una volta arrivato, chiede come va la situazione, Parolo mentre ha i piatti in mano scherza strappando un sorriso anche al numero uno laziale: “Tutto bene, ormai sono abituato; citofoniamo alle persone, serviamo ai tavoli (ride, ndr)”. La serata prosegue, e mentre vengono proiettati i goal dei derby vinti, il calciatore √® catturato dalle immagini; negli occhi si legge la voglia di vincere una stracittadina (nell’ultima infausta, persa 1-4, √® anche andato a segno), mentre qualche tifoso dietro di lui prova a spiegargli ambientazione e tempo delle vittorie, aiutato da Cataldi, che siede di fianco.

Quando √® il momento di mettere all’asta le maglie, tra cui quella con su scritto “Parolo”, continua a far divertire la gente: il microfono √® suo, e catalizza l’interesse su ci√≤ che accade. Il siparietto √® con Flavio, bambino che si aggiudicher√†¬†la numero 16: “Quanto offri? Guarda, se aggiungi qualcosa in pi√Ļ vengo a fare il babysitter per un’ora a casa, non c’√® problema!“, prosegue: “Arrivo, citofono, possiamo anche portare le raccomandate ormai […] Din don! Il pap√† di Flavio √® atteso alla cassa, grazie“. Gioca con Suor Paola, entrambi ridono e scherzano dicendo di mettere¬†all’asta il velo; l’atmosfera √® esilarante, pregna di entusiasmo, come dovrebbe sempre essere durante¬†una serata di solidariet√†.

Dulcis in fundo, assieme a Cataldi, e all’immancabile team manager Maurizio Manzini, canta l’inno della Lazio; i tre vengono circondati dai tifosi, per poi scattare le ultime foto e firmare autografi. √ą il giusto modo di finire una serata di beneficenza.

 

Marco Parolo torna a casa col sorriso, lo stesso che ha trasmesso a tutti i presenti, e –¬†ci piace pensare, tornando a parlare di calcio giocato – con la consapevolezza, che prima o poi, quel derby, le cui immagini scorse sul telo tanto lo hanno attirato, lo vincer√†.

 

 

Simone Melchionna

 

 

Qui sotto qualche estratto della serata:


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