Lazio, formazione quadrata alla ricerca del “giusto equilibrio”: ora servono gli acuti offensivi

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Tre giornate di campionato non sono molte, o comunque sufficienti, per analizzare in maniera dettagliata e sicura la Lazio targata Inzaghi. D’altra parte, per√≤, √® anche vero che i primi impegni dei biancocelesti offrono spunti per riflessioni volte a capire e “inquadrare” per l’appunto, quale sia il volto delle aquile in questa stagione.

 

EQUILIBRIO – I dati a disposizione sembrano chiari. Lontana da ogni eccesso, sia in positivo che in negativo: in questo modo si mostra la formazione di Inzaghi, che, parlando di classifica, √® imbevuta nell’equilibrio. Decimo posto in graduatoria, con differenza reti pari a zero, avendo segnato e subito lo stesso numero di reti (5), dopo aver ottenuto tutti e tre i risultati possibili (una vittoria, una sconfitta e un pareggio). Ci√≤ che recita la classifica ha riscontro nel campo: l’allenatore piacentino¬†schiera un undici che ricerca il pareggio come condizione indispensabile per poi trarre¬†ogni altro tipo di vantaggio. Difesa, centrocampo e attacco collaborano tra di loro, il sacrificio degli uomini avanti √® fondamentale¬†per l’idea di gioco del mister, che sembra volere¬†una squadra ben salda difensivamente parlando (8 cartellini gialli presi in 3 gare per non subire gli attacchi avversari): l’acquisto di Bastos, il ritorno di de Vrij e l’eventuale miglioramento di Hoedt (visto a¬†Bergamo), oltre al rinforzo Wallace, fanno ben sperare in¬†una giusta integrazione del pacchetto arretrato. Non a caso, quattro dei cinque goal presi derivano da errori individuali, e non “collettivi” nella fase difensiva (come invece √® accaduto a Verona, con la rete di Gamberini su palla inattiva, situazione sofferta terribilmente dalla Lazio nei 90 minuti).

 

TALENTO – Tuttavia, se davvero si vuole parlare del “giusto equilibrio“, allora vanno coinvolti anche gli attaccanti. Pensando solamente a non prenderle, come si suole dire in gergo, sarebbe difficile per la squadra trovare la via del goal. La chiave per spostare quello che √® un equilibrio di classifica forse “troppo misurato” – ripetiamo che tre partite sono poche, ma ovviamente la Lazio, per arrivare ad una posizione che vale l’Europa League, deve caricare uno dei due piatti della bilancia e sbilanciare l’ago verso la parte positiva – sta proprio nella fase offensiva e nelle scintille dei protagonisti posti l√¨ davanti dal tecnico. Il talento, la giocata individuale, ed anche la velocit√† del contropiede, la determinazione nell’atteggiamento offensivo di tutti coloro che attaccano, non appena ci sia la possibilit√†, creano il vero bilanciamento di una formazione “quadrata” e allo stesso tempo spigliata e senza troppi pensieri quando c’√® da offendere: √® stato sempre cos√¨ per il mister, anche in Primavera, quando una formazione ben messa in campo, non perdonava l’avversario di turno con i vari Lombardi, Keita, Tounkara, Palombi, Oikonomidis, Rossi eccetera. √ą evidente che ogniqualvolta la Lazio abbia avuto tale opportunit√†, non si sia¬†certo fatta pregare: gli affondi di Bergamo, svolti con la rabbia sportiva del caso, hanno portato 4 reti e i conseguenti 3 punti nelle “casse” del club; contro la Juventus ad Immobile (poco supportato) √® stato negato il goal a causa di un grande intervento di Benatia nel primo tempo; e nel match non esaltante del Bentegodi, i ragazzi di Inzaghi hanno sfruttato una delle pochissime occasioni avute, trovando il pareggio in una mischia in area di rigore.

 

 

Potrebbe essere, dunque, davvero questo il volto della Lazio, squadra che non vuole concedere tanti attacchi all’avversario, e che vorrebbe¬†cambiare marcia a seconda delle situazioni: l’atteggiamento non sar√† mai sempre volto ad attaccare per tutti i 90 minuti con ogni tipo di risultato sul tabellone; ci sar√† da difendere, e, quando sar√† necessario alzare il muro davanti alla porta di Marchetti, sar√† compito dei tre d’attacco ribaltare l’azione e creare pericoli per far respirare la squadra ed incidere nel risultato. Il fattore offensivo sembra non essere ancora entrato a pieno regime: le ali si devono accendere (il rientro di Keita potrebbe rivelarsi molto importante), ed Immobile risulta quasi mai servito. Chiaro, ci vorr√† del tempo per oliare tutti i meccanismi (anche quelli della met√† campo volta a cercare la rete) e magari per verificare se quello delineato sia il vero aspetto dei biancocelesti in questa annata, i quali intanto lavorano per affrontare al meglio le tre partite in otto giorni.

 

 

 

Simone Melchionna

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