Candreva a Quelli Che: “Non mi hanno dato modo di essere un punto di riferimento. Indimenticabile il 26 maggio, la tensione pre-derby non la vivrò mai più…” – AUDIO

 

 

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Quattro stagioni con l’aquila sul petto, 192 presenze, 45 gol, altrettanti assist. Antonio Candreva è passato all’Inter, un addio che ha fatto non poco rumore. La Lazio ha passato quasi un mese cercando il suo sostituto naturale che, per qualità tecniche, sembra non essere arrivato.  Il numero 87 nerazzurro è intervenuto quest’oggi ai microfoni di RadioSei, durante la trasmissione QuelliChe, raccontando a grandi linee la propria esperienza con la maglia biancoceleste, dal suo arrivo fino all’addio avvenuto in agosto: “Buongiorno, un piacere essere almeno con il pensiero a Roma, un saluto a voi e tutti i tifosi della Lazio. L’allenamento mattutino  qui è finito da poco. Mi fa uno strano effetto essere in diretta con voi, mi è venuta un po’ di pelle d’oca nel risentire le telecronache dei miei gol con la maglia della Lazio, della qualificazione in Champions e di quell’anno fantastico”.

Antonio, arrivò alla Lazio in un momento complicato, sia per lui che per la Lazio:”Al Cesena, le ultime partite non giocavo perché sapevo di dover partire, feci un anno a Parma in prestito, il mio cartellino era ancora per metà dell’Udinese. Ero in una fase in cui giravo numerose squadre. Metà del mio cartellino venne rilevata dal Cesena di Giampaolo, una squadra discreta, tra Mutu, Eder, Parolo e Giaccherini. Era la vigilia di Napoli-Cesena, fui chiamato dal mio gente Pastorello che mi comunicò il mio passaggio alla Lazio. Feci un viaggio lunghissimo con il regionale, arrivai a Roma Termini dove il giorno dopo feci le visite mediche. Salii sulla macchina di Manzini e alla radio sentivo parecchie critiche per l’operazione da parte dei tifosi, sulle mie qualità tecniche o sul mio presunto tifo giallorosso. I miei primi giorni trovai qualche difficoltà, ma molti giocatori tra cui Rocchi, Zauri e Marchetti mi tranquillizzavano. Reja lo sento ancora, con lui ho un rapporto particolare, mi ha sempre trattato in modo ineccepibile, considerandomi come un punto di riferimento. In campo cercavo di non deluderlo mai”.

L’avventura di Antonio, ha continuato il giocatore, cominciò però dopo il suo primo gol allo stadio Olimpico, dove la Lazio si impose per 3-1 sul Napoli: “Il mio primo gol  fu contro il Napoli, istintivamente andai sotto la Curva Nord, non andai però nella parte centrale della curva, rimasi un po’ esterno… battei le braccia con ferocia addosso ai vetri. Pensai che finalmente avrei potuto cominciare davvero a giocare, essere un personaggio importante in quella Lazio. Nelle partite successive capii di essere parte di quella famiglia. A mano a mano mi sentivo sempre più a mio agio, volevo far riscattare il mio cartellino al 100%. I tifosi cominciarono ad incoraggiarmi. Le tensioni del derby, purtroppo, non le vivrò mai piùAnche con Petkovic facemmo bene, avemmo un calo nella seconda parte di stagione, ma quel 26 maggio ha sancito la partita più importante della storia della Lazio. Prima di quel derby non tirava un’aria positiva, passammo 5 giorni a Norcia in ritiro, poi tornammo a Formello, io e Marchetti la notte prima non chiudemmo occhio. Federico alle 6 di notte andò a farsi un giro dell’hotel… Dopo tre minuti  dal mio gol, presero quella traversa, deviata proprio da Marchetti. Federico ama l’adrenalina dell’ultimo momento. A casa ho un quadro celebrativo di quel giorno“.

Dopo 4 anni e mezzo, però, arriva la rottura con la Lazio e il successivo passaggio all’Inter:”Sono arrivate delle offerte negli anni, che non furono mai prese in considerazione. Negli ultimi, però, non ero più un punto di riferimento, ci sono tate parecchie cose che mi hanno fatto dispiacere. Alla fascia da capitano ci tenevo, pensavo di meritarmela ma allo stesso tempo che ci fossero persone a meritarla più di me, presenti nella rosa da molto più tempo. Ora non voglio far polemica, la fascia è stata data a Lucas col pensiero di fare del bene e il gruppo ha accettato. Eravamo in Germania contro il Mainz quando mi fu comunicato. Io chiamai dicendo istintivamente di rinunciare al ruolo di vice. Ci sono rimasto male, potrebbe anche non essere stata una scelta del mister ma di qualcun altro. Da lì sono cambiato, mi sono un po’ spento, inconsciamente mi rendevo conto che fosse finito qualcosa. Si cominciò allora a dire che io volessi andare via, anche quelle voci mi hanno spinto a guardarmi attorno, ero considerato incedibile fino a poco tempo prima… La società comunque mi ha rilanciato, non dimenticherò mai dov’ero e dove mi hanno permesso di arrivare, sono stati 4 anni e mezzo meravigliosi”.

In chiusura, Candreva ha raccontato alcuni aneddoti legati alla vita a Formello, ai quali afferma di essere legato con grande nostalgia:”Mi manca andare al campo prima, scherzare con i miei amici dello staff con i quali vi era un rapporto di confidenza. Ribadisco, 4 anni e mezzo indimenticabili. Dopo Napoli-Lazio, quando vincemmo 2-4, i tifosi erano in delirio, lo ricordo benissimo. I calci di punizione?  Qui mi alterno con Banega, c’è molta qualità, siamo una bella squadra costruita in poco tempo. Ci stiamo conoscendo meglio, speriamo bene per il futuro. Alla Lazio  a Radu e Marchetti, ma anche agli ex Biava e Zauri, sono particolarmente legato. Anche il cuoco Giocondo, che tornando alle 3 di notte ci faceva la cacio e pepe… ma solo quando vincevamo”.

 

Qui sotto l’audio completo dell’intervento:

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