Cardelli a RadioSei: “I settori giovanili in Italia non funzionano, c’è differenza di trattamento con gli stranieri”

Cardelli

Ancora aria pesante tra le mura di Formello. Se il caso Keita pare essere rientrato, almeno per ora, l’addio del giovane Filippo Cardelli tiene ancora banco. Il suo è stato uno sfogo duro, deciso, per chi come lui ha dedicato tutta la sua adolescenza al calcio. Per cercare di capire a fondo le motivazioni di questo addio, il classe ’98 è intervenuto sulle frequenze di RadioSei:Ho iniziato a pensare a questa scelta da quando mi sono infortunato. Poi mi si è aperta la strada con la borsa di studio in America, ma ho deciso comunque di continuare a giocare a calcio per vedere se avessi sfondato. Alla fine ho preso la decisione che il mio futuro sarebbe stato lontano dall’Italia e mi sono voluto sfogare. Ci tengo a precisare che io quest’anno avrei fatto il titolare nella Primavera, e non parlo in questi termini perché ho il dente avvelenato. È una scelta mia”.

Hai scritto parole pesanti riguardo la Lazio…

“L’anno scorso quando mi sono fatto male al crociato i medici della Lazio mi hanno detto che avrebbero valutato il da farsi perché non avevo il contratto. Io ho la fortuna di avere una famiglia benestante e mi sono operato in privato. Penso a chi non ha la mia stessa fortuna e non può contare in un aiuto della propria società perché non sotto contratto”.

La percezione è che la Lazio non abbia creduto abbastanza in te e per questo non ti abbia sottoscritto un contratto…

“Quando fai un contratto investi su un giocatore e rientra negli interessi della società trattare bene il calciatore in questione”.

La tua decisione è stata conseguenza di questo trattamento? Qual è stata la dinamica degli eventi?

“L’unico che ho sentito vicino è stato mister Inzaghi che mi ha anche dedicato la vittoria nel match successivo al mio infortunio. Per il resto non si è interessato nessun altro, quando ho comunicato la mia decisione di andare a Villa Stuart nessuno ha detto nulla. Quando me ne sono andato nessuno della dirigenza ha parlato con me”.

A caldo, dopo l’infortunio, la Lazio che cosa ti ha detto?

“In quel momento mi hanno proposto di fare la riabilitazione dopo l’intervento. Solo lì la società si è fatta avanti”.

A Formello prima dell’infortunio come venivi trattato?

“Come dopo l’infortunio. Faccio un piccolo esempio: chi non ha il contratto, quando facciamo la doppia seduta, non può rimanere a pranzo con chi invece, tipo gli stranieri, il contratto ce l’ha. È un trattamento assurdo”.

Hai mai parlato con Lotito?

“No mai, ha fatto un discorso generale a inizio anno, ma di persona non ho mai avuto modo di chiarire”.

Chiarisci l’aspetto delle cure mediche…

“La cosa più eclatante è la visita sportiva. Chi ha il contratto la fa in Paideia, chi non ce l’ha deve provvedere da sé. Io l’ho fatta in privato, pagando. Nonostante uno abbia fatto la trafila nel settore giovanile, viene trattato in questo modo. È il sistema dei settori giovanili in Italia che funziona così e non va bene”.

Tra i messaggi che hai ricevuto, ce n’è qualcuno che ti ha fatto maggiormente piacere?

“Sì tutti i miei amici. Tanti mi hanno detto che al mio posto, se avessero avuto questa possibilità di studio, avrebbero fatto lo stesso. I settori giovanili ora non permettono di conciliare scuola e calcio. La Lazio sta lavorando all’Academy, quando io sono arrivato con gli Allievi era stato iniziato il progetto, ma io ad oggi non ho ancora capito di cosa si tratti”.

Sei laziale?

“No tifavo Roma da bambino, poi ho smesso. Ci giocavo e mi hanno cacciato. Giocare per la Lazio è un onore, sia in Italia che a livello europeo. Anche in America viene riconosciuto il suo valore”.

Fai una chiosa finale…

“Devo fare i complimenti ai tifosi della Lazio perché hanno una grande dignità. Un messaggio rivolto ai giovani, continuate a credere nelle vostre passioni nonostante tutto e seguite i bei esempi italiani, come Lombardi”.

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