Castroman: “Il derby? Io ci credevo, ho ancora i brividi. Sampaoli ha tanta grinta. Ho già le lacrime per…”

 

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Poco fa ai microfoni di Radiosei, durante il programma “9 gennaio 1900” è intervenuto Lucas Castroman che ha risposto ad alcune domande mentre tornava a casa in macchina insieme alla più piccola dei suoi figli. Lucas ricorda benissimo i suoi anni alla Lazio e il coro a lui dedicato dalla tifoseria biancoceleste “Si, il coro me lo ricordo. Non me lo potrò mai dimenticare. Queste cose ti capitano una volta nella vita e poi ti restano dentro per sempre. Quando ho la possibilità di venire in Italia i laziali mi ricordano con questa canzone e anche i romanisti, per quel gol”. Castroman prosegue dicendo che: “Dopo che ho lasciato il calcio, circa cinque anni fa, ho smesso di guardare tutte le partite del mondo, tranne il Mondiale. Ero un po’ stufo. Ho deciso di fermarmi e vivere i momenti belli con la famiglia. Vedo soltanto qualche derby perché so che è una partita speciale per tutti. Non posso fare una buona analisi della Lazio, rimedierò tornando in Italia”. Era il più piccolo di quella Lazio stellare e ricorda con affetto i compagni e Simone Inzaghi: “In generale ho conosciuto tutti bravissimi compagni in biancoceleste e lui in particolare. Questa dote del gruppo fece forte quella squadra. Non mi aspettavo di vederlo allenatore, era una persona divertente ma tranquilla. Io ero il più piccolo e vedevo tutti come fratelli maggiori, imparando qualcosina da tutti loro. Da Simeone la grinta, da Inzaghi il prendere con ottimismo i momenti più brutti, mentalità buona per crescere”. Per quanto riguarda la possibilità Sampaoli afferma sinceramente: “Non lo conosco tanto da dirvi qualcosa di vero. Tutto quello che ha fatto lo ha fatto con le giovanili e so che ha molta grinta, ma non ha allenato in prima squadra qui in Argentina e in tutto il Mondo. In TV scopri tante cose e ogni tanto qualcuno bravo te lo perdi così. Adesso analizzerò la sua carriera e, quando sarò a Roma, cercherò di approfondire il discorso”. Pensando a quel goal al 95°: “Io sono entrato al 25°-30° minuto. Quando perdevamo 2-0 sentivo dentro di me che potevo fare bene, che quella partita non era persa. Io ci credevo ancora e dopo il gol di Nedved pensavo ‘Adesso possiamo pareggiare, è la nostra gara’. All’angolo pensai che non ci sarebbero state altre occasioni per pareggiare. Quando è arrivato il pallone ho pensato solo a calciare e mi vengono di nuovo i brividi. Quella sfera che è passata fra tante gambe mi ha fatto pensare che non sarebbe entrata, poi la rete che si è gonfiata mi ha fatto quasi scoppiare il cuore”. Il 23 maggio prossimo sarà di nuovo a Di Padre in Figlio “Quando mi hanno chiamato mi è tornato in mente l’amore dei laziali. Ho detto subito di sì perché è bellissimo per noi giocatori tornare a rivivere un pezzettino di quell’amore e di quel cuore messo in campo per quella maglia. All’Olimpico poi, mamma mia. Mi viene da piangere, mi escono tanti ricordi. Il calcio corre tanto, il passato si dimentica subito, e invece quel lunedì sarà una festa per la gente. Non vedo l’ora di rivedere tutti e tanti quei tifosi che mi hanno fatto sentire a casa quando ero solo un ragazzino”. 

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