Lazio, problema di goal: Mauri la medicina? Torna uno dei pezzi del “vecchio” giocattolo

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La classifica della Serie A recita chiara per la Lazio: 34 goal fatti e altrettanti subiti, con una differenza reti pari a 0 (dato che si è alzato dopo l’ultima vittoria in campionato). Se infatti non fosse arrivato il 5-2 inflitto all’Hellas Verona, la differenza reti dei biancocelesti sarebbe -3, un dato sconcertante se lo si paragona alla passata stagione, quando dopo 25 gare di Serie A i goal realizzati erano 43 (ben 9 in più rispetto all’attuale momento) con 27 reti incassate: la differenza reti ammontava a +16.     I motivi? Senza parlare di situazioni ambientali, e rifacendoci solamente alla rosa a disposizione di Pioli, le cause di questo rendimento possono essere legate a due calciatori, che portano lo stesso nome: è lo “Stefano” di turno, italiano o meno, a fare la differenza. In difesa parliamo, ovviamente, di Stefan de Vrij, che dopo qualche partita di adattamento al calcio italiano, era diventato una certezza agli occhi di tutti, mentre per la manovra offensiva dobbiamo fare riferimento al numero 6 della Lazio: Stefano Mauri. Se per de Vrij ci si è messa di mezzo la “sfortuna” – siamo così sicuri? – tra virgolette perché abbinata alla malgestione del calciatore, e del suo infortunio (che lo terrà fuori fino al ritiro d’Auronzo di questa estate), per Mauri è proprio il secondo elemento (la malgestione, in questo caso del mercato), ad averne causato il non utilizzo da parte di chi – come Pioli – aveva fatto di lui una pedina fondamentale per il suo gioco che tutti lodavano.     Stefano Mauri durante lo scorso anno, più che svolgere il ruolo di ala, ha agito da trequartista. Bisogna infatti fare attenzione: nel girone di ritorno, la Lazio non ha giocato il 4-3-3 (considerato da molti il modulo che Pioli aveva in mente), bensì il 4-2-3-1, sostituendo alla mezz’ala sinistra (il Lulic o il Cataldi di turno, che spesso venivano utilizzati in assenza del titolare) il trequartista, basti pensare al derby pareggiato 2-2 dell’11 gennaio, in cui la Lazio scendeva in campo con la coppia Parolo-Biglia a centrocampo, con 3 giocatori d’attacco come Anderson, Mauri e Candreva, dietro la punta Djordjevic (sostituito da Klose da fine gennaio in poi). Il centrocampista brianzolo, recuperata la condizione dopo mesi contornati anche da problemi fisici, è stato buttato nella mischia dal mister appena è stato possibile: 2o minuti con il Napoli, entrando dalla panchina, poi 64 contro il Genoa, e 10 in più nell’ultimo incontro con il Verona, dove ha iniziato a fare la differenza, con imbucate centrali e il suo solito goal su inserimento. Ancora mai, però, Pioli lo ha spostato nel ruolo in cui esprime al meglio le sue qualità: quello tra centrocampo e attacco, sulla trequarti. Chissà se, ritrovato un Mauri che ricorda a tratti quello degli ultimi anni, il tecnico abbia in mente di togliere dal campo una pedina molto utilizzata (nei primi 3 mesi proprio nel ruolo di Mauri), quale Milinkovic-Savic per inserire nuovamente il numero 6, soprattutto nel momento in cui la condizione delle ali a disposizione sia in crescita.     Un fatto è ineccepibile: col giusto mix tra giovani ed esperti, la Lazio sembra trovare più tranquillità nel gioco, sottolineando comunque come una rondine non faccia primavera. Vedremo se a Istanbul Pioli proporrà un 4-2-3-1 con Mauri, oppure una formazione più accorta, utilizzando l’esperienza del trequartista di Monza dall’inizio o a gara in corso.

Simone Melchionna

FOTO: InsideFoto

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